E’ stata una Milano Design Week intensa e piena di belle sorprese. Stylology.it ha girato per le vie di Milano alla scoperta delle tante aree del FuoriSalone 2018. Da Tortona, passando per Lambrate, Ventura Centrale e Isola.

Qui abbiamo incontrato Roberto Rubini, founder e project manager di Source, che ha curato il Lovely Waste: evento espositivo sulla sostenibilità. Ben 40 designers e 12 compagnie hanno esposto i loro lavori basati sul concetto di sostenibilità, dal riutilizzo all’impatto sociale. E’ stata una splendida chiacchierata.

Raccontaci di Source e in particolare di Lovely Waste…

“Noi di Source abbiamo portato in Isola questo evento che si chiama Lovely Waste, che è sì evento ma anche un servizio che rivolgeremo alle aziende, per lavorare agli scarti di produzione e trasformarli in eventuali profitti – ha spiegato Roberto Rubini – Ti faccio un esempio pratico: un’azienda che produce occhiali di legno, con un approccio molto sartoriale, ci ha permesso di lavorare sui suoi scarti, fino ad azzerarli. Noi di Source abbiamo inoltre raccolto tutta una serie di progetti di designer italiani e internazionali sulla sostenibilità a 360 gradi, ossia dal riuso del materiale fino alla sostenibilità sociale e per l’impatto locale”.

Come viene percepita la vostra mission alla Design Week e non solo?

“In Italia ci sono nicchie di eccellenza su questi temi però ci sono anche ampi spazi per poterci lavorare perché ancora non ci siamo. Credo inoltre che si tratti di temi su cui saremo costretti a lavorare perché credo sia l’unica strada per occuparsi dei rifiuti di questo pianeta. Non ci saranno altre possibilità, dobbiamo farlo. Ed è sì una mission ma credo sia anche una scelta etica”.

Come si mixa sostenibile e etico, con il business?

“Beh, questo progetto sugli occhiali è un po’ la dimostrazione che si può fare. Perché è il prototipo di un servizio che noi rivolgiamo alle aziende. Quindi noi diciamo sostanzialmente alle aziende, ‘tu hai degli scarti, che ti costano perché li devi smaltire, ed è materiale che tu comunque non puoi più utilizzare. Proviamo in modo creativo a trasformarlo in un profitto’. E quindi qui entra in ballo il business”.

Insomma, il design rende interessante e appetibile anche un materiale che magari non veniva più utilizzato e che si può vendere low cost?

“Assolutamente sì, soprattutto la plastica, che viene semplicemente tritata e trasformata in un pellet e poi viene venduta al chilo ad un prezzo bassissimo (circa un euro) e infilata in questo robot che poi stampa e realizza questi oggetti. Saltando tutto il passaggio di trattamento della plastica che fa lievitare i costi”.

Come interagiscono tra di loro FuoriSalone e Salone di Mobile?

“Si tratta della settimana più importante al mondo in fatto di design e su questo credo non ci siano dubbi. Per me il Salone e il FuoriSalone sono due cose ben diverse ma integrate. Noi ad esempio cerchiamo innovazione, studenti e giovani però poi se vogliamo vendere un servizio dobbiamo andare in Fiera, dove ci sono le aziende, perché il business vero passa comunque da lì. C’è da dire però che molte aziende hanno capito che anche il FuoriSalone può essere un’ottima vetrina e quindi sono presenti in entrambe le manifestazioni”.

Alla prossima Milano Design Week!