Alpine A110

Il tempo si è fermato. E’ arrivata l’Alpine A110, mostrata al salone di Ginevra 2017, non quello del 1962. E’ una coupé, è azzurra, è veloce, la costruiscono a Dieppe, ha lo stesso nome e anche il look conserva molte analogie. Ma le attinenze dell’Alpine A110 2017 con l’Alpine A110 1963 finiscono qui.

Non si poteva certo pensare di produrre oggi un’auto di 54 anni fa. Però il fascino è rimasto immutato, al punto che la Prémiere Edition, una serie limitata di lancio in 1955 esemplari (l’anno di fondazione del marchio) i cui ordini in Francia sono stati aperti negli ultimi giorni di febbraio e solo on line, a scatola chiusa, è stata spazzata via subito, nonostante il prezzo di 58.500 euro.

Alpine: un brand quasi magico

Perché un marchio del gruppo Renault caduto in disuso negli anni ’90 riscuote tutto questo interesse, in Francia ma non solo? Perché Alpine significa competizioni, vittorie nei rally internazionali negli anni in cui correva e vinceva una certa Lancia Fulvia guidata da un certo Sandro Munari, per non parlare di Porsche e Ford. Alpine fu una creazione di Jean Rédélé, ex pilota nel dopoguerra fino ai primi anni ’50, poi concessionario Renault. Partecipò a diverse gare importanti con la piccola Renault 4CV.

Nel 1954 vinse il Criterium des Alpes. Per ricordare questo successo, a cui egli teneva particolarmente, nel 1955 fondò un’azienda e la chiamò Alpine. Possiamo accostare l’Alpine francese all’Abarth italiana, perché anch’essa prendeva telai e motori di serie di piccole dimensioni, li alleggeriva e li preparava, poi li portava in gara. Come Abarth operava sulle Fiat, Alpine lo faceva sulle Renault. L’A110 fu il suo punto più alto, vincitrice nel 1971 del campionato internazionale rally, precursore del mondiale, e nel 1973 il primo campionato del mondo, sempre per costruttori (il titolo piloti fu istituito solo nel 1977 e il primo lo vinse Munari sulla Lancia Stratos). Nel 1973 l’Alpine venne acquisita dalla Renault.

Alpine A110: aerodinamica da supercar

In barba alla teoria della relatività facciamo un salto nel tempo e torniamo al presente. L’Alpine A110 2017 ha un design molto somigliante a quello della sua antenata, fatte salve le linee moderne. Però l’aerodinamica è da supercar modernissima. Infatti ha un fondo piatto per ottenere l’effetto suolo, come mostra l’imponente estrattore al posteriore. La bontà del sottoscocca in termini di ottenimento di carico aerodinamico è tale per cui non serve un’ala al posteriore, consentendo una minore resistenza all’avanzamento.

Le rivali dell’Alpine A110 sono Alfa Romeo 4C e Porsche 718 Cayman, come tipologia se non come prezzo. La francese è sofisticata e leggerissima ma meno estrema dell’italiana e meno muscolare della tedesca. L’Alpine ha una scocca in lega di alluminio, il che l’ha resa meno costosa dell’Alfa che invece è tutta in fibra di carbonio. Ballano 160 Kg. Invece la Porsche ha scelto la filosofia della forza, avendo motore molto più potente e grosso, di conseguenza peso superiore.

Ricordiamoci che parliamo di auto per le quali le prestazioni sono tutto o quasi. Soffermiamoci sul rapporto peso/potenza e troviamo (meno è meglio): Alpine 4,5 Kg/cv, Alfa 3,8, Porsche 4,7. Siamo quindi abbastanza vicini, precisando che per convenzione sotto al valore 4 siamo in presenza di una supercar.

Il motore dell’Alpine A110 è Renault, quattro cilindri 1.8 turbo da 252 cavalli e coppia massima di 320 Newton metri. Da vera coupé ad alte prestazioni, è montato in posizione posteriore centrale. Cambio automatico a doppia frizione e 7 rapporti, trazione posteriore. Sospensioni a doppio triangolo su entrambi gli assi. Freni sviluppati appositamente dalla Brembo. Prestazioni: accelerazione 0-100 Km/h in 4,5 secondi e velocità massima limitata elettronicamente a 250 Km/h.

Insomma, non ci resta che attendere il 2018 quando verrà avviata la produzione in serie, e recarci in uno dei soli 60 concessionari in tutta Europa, scelti nella rete Renault per vendere la rediviva Alpine A110.

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