Un anno senza Kobe Bryant, il ricordo del campione NBA cresciuto in Italia

Un anno senza Kobe Bryant. Era il 26 gennaio 2020 quando giunse la tragica notizia. L’elicottero privato su cui viaggiavano il pluridecorato campione NBA, insieme alla figlia e altre 7 persone si è schiantato sul fianco di una montagna a Calabasas, a circa 30 miglia (48 km) a nord-ovest del centro di Los Angeles, e ha iniziato a bruciare. Una delle icone del basket americano non c’è più. Il Mamba non c’è più. L’ex fuoriclasse dei Lakers aveva 41 anni, Gianna, la figlia, solo 13.

Kobe Bean Bryant (Filadelfia il 23 agosto 1978) è stato un personaggio amato in tutto il mondo per la sua generosità e il suo attivismo. Fu ad esempio in prima linea contro la polizia violenta nei confronti degli afro-americani nonché fermo sostenitore dello sport giovanile come strumento di emancipazione. Non solo un cestista quindi, ma anche un punto fermo per intere comunità di emarginati. E’ stato inoltre premio Oscar nel 2018 con il regista e animatore Glen Keane nella categoria miglior cortometraggio d’animazione per ‘Dear Basketball‘, da lui sceneggiato ispirandosi alla sua lettera di addio al basket.

E poi c’era la sua storia d’amore con l’Italia. Kobe adorava il Bel Paese al punto da dare alle sue quattro figlie tutti nomi italiani o di ispirazione italiana. In Italia ha passato la sua infanzia, dai 6 ai 13 anni spostandosi nelle varie città dei club per i quali giocava il padre Joe Bryant. Da Rieti a Reggio Calabria, da Pistoia a Reggio Emilia.

Kobe Bryant e il rapporto con l’Italia

La prima volta in Italia nel 1984. Aveva sei anni. Passa le mattine alla scuola pubblica Lisciano, sulla Terminillese. Impara talmente bene l’italiano che sarà lui l’interprete di famiglia. Il pomeriggio, il piccole Kobe va all’allenamento con il papà, al Palaloniano. Sta lì, osserva, gioca, impara, vuole sfidare i ragazzi più grandi.

La seconda tappa italiana è Reggio Calabria. E’ lì che si trasferiscono papà Joe, mamma Pamela, il piccolo Kobe e le sorelle Sharia e Shaya. Kobe inizia a giocare a minibasket.

Altra stagione, altra avventura su e giù per l’Italia: dal 1987 al 1989 Joe e famiglia sono a Pistoia; per poi spostarsi a Reggio Emilia. E proprio Reggio Emilia ha deciso di dedicargli una piazza in coincidenza del primo anniversario della sua morte e della figlia. Lo spazio prenderà il nome di Largo Kobe e Gianna Bryant.

Anni in cui il Milan di Berlusconi vince in Italia e in Europa, e Kobe diventa un super tifoso dei rossoneri. Sette anni e quattro città in Italia per Kobe, dal 1984 al 1991. E nel 1996 il debutto nella NBA.

Il ritorno negli Stati Uniti e l’esordio in NBA

Debuttò tra i professionisti esattamente il 13 novembre 1996 in una sfida contro i Minnesota Timberwolves senza segnare punti. All’epoca era il debuttante più giovane nella storia dell’NBA a 18 anni e 72 giorni. Da allora ha disputato tutta la sua carriera professionistica nei Los Angeles Lakers, conquistando 5 titoli NBA. E’ stato inoltre il primo giocatore NBA a militare nella stessa squadra per 20 stagioni.

L’ultima partita con numeri da record

Il suo ultimo anno fu un farewell tour in quanto in ogni arena gli vennero tributati applausi e apprezzamenti, persino in quelle di squadre rivali come i Boston Celtics. All’All-Star Game del 14 febbraio 2016 ci arrivò come giocatore più votato, e disputò 26 minuti nonostante lui avesse chiesto all’allenatore dell’ovest Gregg Popovich di giocarne solo 10, segnando 10 punti. Il 13 aprile 2016 giocò la sua ultima partita in NBA concludendo con 60 punti (miglior prestazione realizzativa per un singolo giocatore nell’anno 2015-2016) nella vittoria contro gli Utah Jazz, tirando con il 44% dal campo e stabilendo un nuovo record per punti segnati nell’ultima partita in carriera.

Il 18 dicembre 2017 i Lakers, in suo onore, hanno ritirato sia la maglia nº 8 che la nº 24 con una cerimonia allo Staples Center presieduta da Magic Johnson. In questo modo è diventato il primo giocatore nella storia dell’NBA a vedere due numeri di maglia ritirati dalla stessa squadra.

Il 12 novembre 2018 pubblicò un libro intitolato The Mamba Mentality – Il mio basket, in cui parla della sua carriera oltre che di avversari da lui affrontati. Collaborarono alla stesura del libro il suo ex allenatore Phil Jackson, che scrisse l’introduzione, oltre che l’ex compagno di squadra Pau Gasol che scrisse la prefazione.

Per tutti la sua scomparsa è una ferita ancora aperta. Anche per noi…

I numeri più importanti della carriera di Kobe Bryant

  • Massimo di punti: 81 vs Toronto Raptors (22 gennaio 2006) seconda prestazione NBA di sempre dopo i 100 di Wilt Chamberlain
  • Massimo di rimbalzi: 16 (2 volte)
  • Massimo di assist: 17 vs Cleveland Cavaliers (16 gennaio 2015)
  • Massimo di palle rubate: 7 vs Utah Jazz (13 febbraio 2006)
  • Massimo di stoppate: 5 (3 volte)
  • Massimo di minuti giocati: 54 vs Charlotte Hornets (29 dicembre 2006)
  • Più punti segnati in una stagione: 2832 (2005-06)
  • 25 partite con 50+ punti.
  • 6 partite con 60+ punti.
  • 40+ punti contro tutte le squadre partecipanti alla NBA
  • Campionato NBA: 5 – Los Angeles Lakers: 2000, 2001, 2002, 2009, 2010
  • Olimpiadi: 2 ori con gli Stati Uniti a Pechino 2008 e Londra 2012