Chrysler compie 95 anni, eleganza e innovazione da Detroit

In quel groviglio di partecipazioni, matrimoni e divorzi (professionali) che fu l’industria automobilistica americana nei primi decenni del XX secolo, emerse una storia decisamente interessante: una vicenda che ruota intorno ad un uomo il quale creò nientemeno che una delle “tre grandi” di Detroit, dopo Ford e General Motors. La Chrysler compie 95 anni e in quel turbolento primo dopoguerra completò la triade dei giganti automobilistici statunitensi. Dal fondatore Walter Chrysler a Sergio Marchionne e John Elkann, due continenti e quasi un secolo di attività rappresentato da autentici simboli delle quattro ruote: Jeep, Dodge Charger, RAM 1500, Chrysler Viper e Dodge Challenger, solo per dirne alcune.

Walter Chrysler, il fondatore

Walter P. Chrysler nel 1924

Walter Chrysler nacque in Kansas nel 1875 e presto si avviò alla meccanica nel settore ferroviario. Le sue doti tecniche si abbinavano ad una spiccata predisposizione manageriale, tanto che arrivò ad un primario ruolo dirigenziale in una delle principali compagnie ferroviarie in Pennsylvania. Nel 1908 scoppiò la passione per l’automobile, in occasione dell’esposizione universale di Chicago. Tre anni più tardi la svolta: accettò di dirigere la fabbrica della Buick a Flint, nel Michigan. Immediatamente ne razionalizzò le operazioni realizzando notevoli risparmi. Nel frattempo la compagnià entrò a far parte della General Motors, fondata nel 1911 da William Durant. Il quale, estromesso poco dopo dalle banche, se la riprese nel 1916. Chrysler si dimise, troppo esposto con gli istituti di credito; Ma Durant sapeva che quel giovane dirigente aveva le capacità del fuoriclasse, così gli fece un’offerta che non poteva rifiutare, lo ricoprì d’oro per consegnargli la presidenza della Buick. I due andarono d’accordo per tre anni, poi Chrysler se ne andò con una buonuscita che farebbe impallidire i bonus odierni.

Dopo un breve tentativo di raddrizzare le sorti della Willys (e di acquisirla invano), era arrivato il momento di tentare il gran salto, l’avventura in prima persona. Fu così che il 6 giugno 1925 venne formalmente fondata a Detroit (Highland Park, una località della cintura metropolitana) la Chrysler Corporation, dalle ceneri della fallimentare Maxwell. Il primo modello fu la Chrysler Six, vettura a sei cilindri. Nel 1928 la compagnia aveva già dimensioni consistenti, in virtù dell’acquisizione della Dodge. Ben presto le auto Chrysler guadagnarono una solida reputazione di affidabilità tecnica e innovazione. Un esempio di progettazione all’avanguardia fu l’uso per primi della galleria del vento; La Airflow, uscita nel 1934, rappresentò l’apice tecnologico in senso aerodinamico, sebbene non incontrò fortuna commerciale. In quel periodo la Chrysler diventò il secondo costruttore degli Stati Uniti; tuttavia negli stessi anni (1936) Walter Chrysler decise di ritirarsi; morì per un’emorragia cerebrale nel 1940.

La Willys-Overland, la guerra e la Jeep

1941 Jeep® Willys MA

La Chrysler venne guidata fino al 1950 da K.T. Keller. Sotto la sua presidenza la compagnia si espanse nel settore degli autocarri. Keller fu molto abile e rapido nel proporsi come fornitore della Difesa, ancora prima che gli USA decidessero di entrare nella seconda guerra mondiale. Autocarri, carri armati e munizioni assunsero un peso preponderante e, dal 1942, esclusivo con la cessazione della produzione automobilistica civile.

All’inizio del conflitto prese forma un veicolo diventato un’autentica pietra miliare nella storia dell’automobile: la Jeep. Vicenda nota: le forze armate commissionarono un mezzo leggero a quattro ruote motrici per compiti di ricognizione. La Willys-Overland si aggiudicò la commessa principale (su progetto della piccola azienda Bentam) per la produzione della MB, in parte appaltata anche alla Ford. E’ la nascita del fuoristrada di piccole dimensioni. A guerra finita la MB diventò la CJ (Civilian Jeep, appunto per il mercato civile), col trasferimento nella nuova fabbrica di Toledo in Ohio. Il nome Jeep ha origini non certe (il termine gergale jeep, con la minuscola, nell’ambiente militare indicava nuove reclute o veicoli; altre interpretazioni lo fanno derivare dalla sigla GP, General Patrol). Il resto è storia. Negli anni alla CJ seguì la Wrangler. Le vicende della Willys s’incrociarono con quelle della Chrysler nel 1987, quando ci fu l’acquisizione della AMC, proprietaria del brand.

Dall’espansione alla crisi. Dodge Charger e Challenger

Una Dodge Charger del 1966

Sotto la direzione di Keller la Chrysler arrivò ad essere il secondo costruttore mondiale. Seguendo lo schema della General Motors, l’azienda era diventata una conglomerata, proprietaria di diversi marchi: Plymouth, DeSoto, Dodge, Imperial. E ancora le innovazioni: sulla lussuosa Imperial nel 1956 esordì la prima autoradio a transistor, prodotta insieme alla Philco. Gli affari andavano molto bene, negli anni ’60 la Chrysler si espanse in Europa acquisendo partecipazioni primarie in varie marche, tra cui la Simca. Tornando negli States, il 1966 vide la nascita di un altro simbolo: la Dodge Charger, la muscle car che andò a competere con Pontiac GTO, Ford Mustang, Chevrolet Corvette e Camaro. Motore V8 da 5.2 a 7 litri, potenze superiori a 300 cavalli. La Charger diventò subito un auto da sogno per la sportività a stelle e strisce. Dal 1970 venne affiancata dalla Challenger, una coupé teoricamente di dimensioni inferiori ma che negli anni è andata ingigantendosi, arrivando alla versione attuale che monta lo spaventoso motore HEMI V8 6.2 sovralimentato, portato alla folle potenza di 840 cavalli nella versione Demon.

Ma torniamo indietro. Nel 1969 la Chrysler è un gigante globale da oltre 230.000 dipendenti. Però in pochi anni Shock petrolifero e conseguente crisi economica mondiale, un colpo devastante. I dirigenti dell’epoca non capirono che i prezzi della benzina e le prime norme che limitavano le emissioni inquinanti avrebbero comportato una crescente richiesta di auto più compatte e meno assetate; la Chrysler aveva risorse tecniche nelle sue consociate europee, ma il management non fu accorto. La situazione peggiorò rapidamente fino all’orlo del collasso.

Lee Iacocca e la rinascita

Nel 1978 fu chiamato a guidare il gruppo nientemeno che Lee Iacocca, da poco licenziato dalla Ford dove ricopriva il ruolo di presidente e in cui si era costruito una notevole fama come manager di successo; tuttavia, nonostante profitti record, si scontrò duramente con Henry Ford II e fu allontanato da Dearborn. Arrivato alla Chrysler, Iacocca raddrizzò rapidamente la situazione. Cedette le attività europee alla Peugeot e nel 1979 con un capolavoro diplomatico convinse il Congresso a concedere la garanzia federale su un grosso prestito, necessario per evitare il fallimento della compagnia. Riduzione di personale, tagli drastici di costi, nuovi modelli compatti e razionali, l’adozione dell’economica trazione anteriore, l’invenzione dei minivan. La Chrysler riuscì a ripianare il debito a garanzia pubblica addirittura sette anni in anticipo.

Una Dodge Viper del 2010

Nel 1981 la Dodge presentò il pick-up RAM, capostipite di una serie di veicoli dall’enorme successo commerciale negli Stati Uniti (appunto la patria del pick-up), secondi al solo Ford F-150. Oggi il RAM 1500 è il modello più famoso. Nel 1987 la Chrysler ebbe le risorse per acquisire la fallimentare AMC, la quale però possedeva una potenziale gallina dalle uova d’oro, la Jeep. E con un colpo a sorpresa, nello stesso anno decise di comprare anche la Lamborghini. Ma da quel punto il tocco di Iacocca fu meno magico e alcuni investimenti non redditizi nel settore aerospaziale bruciarono parecchie risorse, così nel 1992 venne costretto a ritirarsi. Non prima di aver trasferito nel 1991 il quartier generale ad Auburn Hills, sempre nei dintorni di Detroit. Il nuovo Ceo della Chrysler fu Bob Eaton. Sempre nel 1992 ci fu l’esordio della supercar Dodge Viper, prima una spider di tipo targa, poi anche coupé. Un modello al cui sviluppo contribuirono sensibilmente gli ingegneri della Lamborghini. Motore V10 inizialmente da 400 cavalli e tanta gloria nelle corse endurance, in particolare Daytona e Le Mans.

Chrysler compie 95 anni, gli anni della Daimler

Nel 1988 Iacocca strinse accordi con Gianni Agnelli e la Fiat per distribuire in Nordamerica le vetture Alfa Romeo. Un preludio a possibilità di partecipazioni incrociate. Ma con l’estromissione di Iacocca le trattative vennero abbandonate. La situazione alla Chrysler era quantomeno turbolenta. Iacocca tentò di prendersi una “vendetta” sul management associandosi al tentativo di scalata ostile compiuto nel 1995 dal magnate Kirk Kerkorian. Ma l’assalto fallì. Tuttavia era chiaro che la Chrysler da sola non sarebbe sopravvissuta. Si fecero avanti i tedeschi della Daimler, cioè la Mercedes-Benz. Nel 1998 la nuova Daimler-Chrysler era una società partecipata al 50% ma presto si trasformò in una vera acquisizione. Nel 2000 da Stoccarda Dieter Zetsche venne nominato Ceo di Auburn Hills. Ancora la situazione non era florida, negli anni della partnership vennero sbagliate diverse scelte importanti, provocando parecchi problemi anche alla stessa Mercedes. Zetsche riuscì a raddrizzare le finanze della Chrysler, trainate particolarmente dalle buone vendite della berlina 300. Nel 2006, quando Zetsche tornò a Stoccarda per prendere il comando di tutta la Daimler, la Chrysler era in leggero attivo. Ma durò poco.

Chrysler compie 95 anni, la Fiat di Sergio Marchionne ed Fca

Al timone salì Thomas LaSorda. Ben presto però i tedeschi videro che non poteva esserci un futuro roseo, allora Zetsche decise di cedere la Chrysler. Nel 2007 venne acquisita dal fondo d’investimento americano Cerberus. Neanche il tempo di studiare il da farsi che la crisi bancaria creata dalla bolla finanziaria dei mutui immobiliari subprime travolse l’America (e poi gran parte del resto del mondo). Nel 2008 la General Motors andò in bancarotta, la Chrysler ci andò vicinissima. Anche la Ford navigava in acque molto cattive ma riuscì a sopravvivere da sola. Le altre due “grandi” di Detroit invece vennero salvate da un pesantissimo intervento governativo, tanti miliardi di dollari.

A quel punto si affacciò sulla scena Sergio Marchionne, Ceo del Gruppo Fiat. Il grande manager in meno di tre anni aveva salvato l’azienda italiana da un fallimento quasi certo. E ora vedeva un’opportunità irripetibile. Mettere le mani sulla Chrysler potendo contare sulla garanzia governativa sul debito. Convincendo sia il presidente Obama che il durissimo sindacato metalmeccanico UAW, nel 2009 Marchionne porta a termine una complessa operazione finanziaria. Il geniale dirigente italo-canadese-svizzero ribaltò il gigante morente puntando soprattutto sui pick-up RAM e i SUV Jeep, valorizzandoli ulteriormente fino a farli diventare delle vere galline dalle uova d’oro. In meno di due anni la nuova Chrysler ripaga completamente i debiti con governo e sindacati. E’ il primo passo verso la fusione dei due gruppi. Il 16 dicembre 2014 nasce FCA, Fiat-Chrysler Automobiles. La crescita è costante, trainata sempre dalle vendite record di RAM e Jeep. Senonché nel 2018 tutto viene nuovamente rimesso in discussione. Sergio Marchionne muore improvvisamente, il futuro è in divenire. Questa volta la partita si gioca dall’altra parte dell’Atlantico, dopo l’avviamento delle trattative per un’altra grande fusione, tra FCA e i francesi di PSA.