L’archetipo della conglomerata, il prototipo del colosso industriale, il campione della multinazionale: General Motors. In questo post festeggiamo la sua nascita, datata 16 settembre 1908.

Ad un certo punto della sua storia è diventata la più grande industria americana in assoluto, come dire l’azienda privata più importante del mondo. Per parecchi anni la sua galassia di marchi ha costituito il primo gruppo automobilistico mondiale.

Chevrolet Camaro RS/SS 1967

LA STORIA DI GENERAL MOTORS

Oggi le cose non vanno più come una volta, soprattutto dopo la terrificante crisi dello scorso decennio che l’ha portata al fallimento. Ma, seppure grazie all’intervento governativo, la GM è risorta dalle sue ceneri e sta riprendendo il ruolo che le compete. Anche se attualmente la sua presenza in Europa è più che marginale, si tratta sempre di un autentico pilastro planetario. Ripercorriamo quindi la sua storia più che secolare.

GM, UN SISTEMA SOLARE DI MARCHI

Va fatta una premessa importante. General Motors è una holding. Una gigantesca corporation che regola soprattutto l’assetto finanziario e organizzativo del complesso sistema solare che ruota intorno ad essa. Da un punto di vista automobilistico, la storia di GM è quella delle marche in essa incorporate. Quindi attualmente Chevrolet, Cadillac, Buick e GMC.

Chevrolet Corvette 1968

Altri brand oggi attivi a livello regionale (regioni del pianeta, ovviamente) sono Holden in Australia, poi Wuling in Cina. Tutti i motori utilizzati sui veicoli del gruppo sono prodotti dalla divisione GM Powertrain.
Marchi di GM del passato non più esistenti sono, anzi erano: Oldsmobile, Pontiac, Daewoo, Hummer e Saturn. Nel corso degli anni la General Motors ha infine venduto i marchi Saab, Lotus, Opel e Vauxhall.

Per alcuni anni, dal 2000 al 2005, è stata in vigore un’alleanza col Gruppo Fiat che prevedeva il diritto dell’azienda italiana di vendere la maggioranza delle proprie azioni a GM, che sarebbe stata obbligata ad acquistarle. Ma nel 2005 i dirigenti dei due gruppi rinegoziarono l’accordo originario: gli americani pagarono quindi 2 miliardi di dollari alla Fiat per rinunciare ad acquistarla.

Chevrolet El Camino 1959

Nel corso dei decenni GM ha detenuto partecipazioni azionarie di rilievo in Isuzu, Suzuki e Fuji Heavy Industries, proprietaria di Subaru. Sono state tutte dismesse. Poiché sarebbe impensabile trattare in questo articolo una storia approfondita dei singoli marchi, ci limiteremo ad una panoramica dei fatti più rilevanti per le sorti dell’intera GM nel suo insieme.

WILLIAM DURANT, L’UOMO DA CUI TUTTO COMINCIO’

Una carrellata velocissima sull’origine dei singoli marchi dobbiamo comunque farla, precisando che tutti hanno avuto origine nel Michigan, prevalentemente a Detroit. La prima a nascere fu la Olds Motor Vehicle Company, fondata nel 1887 da Ransom E. Olds. Nel 1899 produsse la prima auto, chiamata appunto Oldsmobile.

Sempre nel 1899 lo scozzese David Dunbar Buick fondò la Buick Auto-Vim and Power Company; inizialmente produceva motori a combustione interna stazionari o marini. Ma nel 1903 si trasformò in Buick Motor Company per entrare nel settore automobilistico.

William Durant

Nel 1902 Henry M. Leland si mise in società con i due proprietari della Henry Ford Company (Ford era andato via e da lì a poco avrebbe fondato la Ford Motor Company, cioè la Ford come oggi la conosciamo): l’azienda cambiò nome in Cadillac Automobile Company, dal 1905 Cadillac Motor Car Company.

Grazie ad importanti innovazioni tecnologiche, produsse subito auto molto robuste e a prezzi ragionevoli, diventando il maggior costruttore al mondo, fino all’avvento della Ford Modello T. La conversione verso la produzione di vetture di lusso avvenne dopo il passaggio alla GM.

Arriviamo al punto cruciale: nel 1906 Mr. Buick si ritirò dall’azienda che aveva fondato, cedendo le sue quote al presidente della compagnia, William C. Durant. Quest’ultimo trasferì la fabbrica prima a Jackson, poi a Flint, sempre nel Michigan. Questa diventò la sede storica della Buick.

Durant pensava in grande. Riuscì subito a far diventare la Buick uno dei principali costruttori americani (leader nella produzione di auto di lusso), quindi gli fu facile raccogliere capitali per avviare un’incredibile espansione a suon di acquisizioni di altre aziende. Per questo motivo il 16 settembre 1908 egli fondò la General Motors: gli serviva un nuovo soggetto che facesse da holding per i marchi che stava comprando.

A parte la Buick, la prima casa importante a venire catturata dall’orbita GM fu la Oldsmobile. Nel 1909 venne la Oakland, successivamente rinominata in Pontiac. Nello stesso anno fu acquisita la Cadillac. Nel 1910 erano già 30 le compagnie acquisite da GM, già diventata un moloch.

Ma comprare sempre costa, il che significa forti debiti. A quel punto nelle banche stavano già suonando tutti i campanelli d’allarme. La bomba scoppiò nello stesso anno, quando Durant tentò di comprare anche la Ford per 8 milioni di dollari, pur essendo già esposto per un altro milione a causa delle precedenti acquisizioni. Le banche e gli altri azionisti lo fermarono e lo estromisero brutalmente dalla General Motors.

Ma Durant non era tipo da rassegnarsi. Nel 1911 si mise in società col pilota e ingegnere svizzero Louis Chevrolet; il 3 novembre i due fondarono la Chevrolet Motor Company. La fabbrica fu impiantata a Flint. Il famoso simbolo del farfallino, nel senso di cravatta (“bowtie” in inglese), fu usato per la prima volta nel 1914. Due modelli sportivi e uno più economico ottennero un buon successo commerciale.

Nel 1914 Louis Chevrolet ebbe profonde divergenze con Durant e gli cedette le quote. Nel 1916 Durant aveva una discreta liquidità e, soprattutto, un amico molto potente: Pierre du Pont, il capo dell’omonimo colosso chimico. I due quindi diedero l’assalto alla stessa General Motors, acquisendone la maggioranza delle azioni. La divoratrice di aziende divorata dal suo stesso creatore: l’ironia dell’industria. Quindi William Durant si prese la sua vendetta e tornò alla presidenza della conglomerata che aveva fondato. La Chevrolet ne divenne una divisione autonoma.

L’AZIENDA PIU’ GRANDE DEL MONDO

Tuttavia il vero padrone della GM non era certo Durant, bensì chi ci aveva messo i soldi in misura ben superiore. Quindi du Pont. Il quale inizialmente si limitò ad osservare la forte crescita in dimensioni avviata nel 1918. La forza lavoro quasi raddoppiò in un solo anno, arrivando ad 85.000 dipendenti. Nel 1920 il quartier generale della GM si spostò da Flint a Detroit.

Chevrolet Corvette 1979

Nello stesso anno du Pont si stancò di Durant e lo estromise dall’azienda, questa volta per sempre. Durant provò a ripetere con una nuova compagnia che portava il proprio nome il gioco di espansione che aveva fatto con la GM. Cercò di approfittare del crollo di Wall Street, rastrellando (appoggiato dai Rockfeller) azioni in quantità. Ma la Grande Depressione lo travolse. La Durant Motors fallì nel 1933. William Durant visse i suoi ultimi anni con una pensione agiata procuratagli dalla GM. Morì nel 1947 ad 85 anni.

Du Pont mise alla presidenza della GM Alfred Sloan. Ma le strategie non cambiarono troppo. Tutto ciò che si poteva comprare, veniva comprato, non solo nel settore automobilistico, in particolare nell’aeronautica e nei motori diesel per treni, navi e sottomarini. Ma noi ci limitiamo alle auto. Nel 1925 cominciarono le acquisizioni all’estero con la inglese Vauxhall. Nel 1929 fu comprata la tedesca Opel, nel 1931 venne incamerata l’australiana Holden.

La varietà di marchi in portafoglio, ciascuno con la sua specificità, metteva in grado la General Motors di soddisfare meglio le richieste e i desideri dei clienti ad un raggio molto più ampio rispetto alla Ford, il cui dominio costruito con la T si basava sulle forti economie di scala e i prezzi bassi.

Ma la Ford T era andata in pensione nel 1927. Quindi GM, sotto la guida di Sloan, riuscì presto a colmare il ritardo con la rivale, ricorrendo anche alla formula degli acquisti rateali in modo consistente. Il sorpasso sulla Ford in termini di vendite fu compiuto nel 1929. Nel 1931 la GM era diventata il maggior costruttore automobilistico del mondo.

Dopo la guerra l’espansione accelerò e nei primi anni ’50 la GM salì al trono come la più grande azienda mondiale. Impiegava un numero colossale di dipendenti, superata solo dalle aziende statali dell’Unione Sovietica. Nel frattempo la famiglia du Pont si ritirò dalla GM, la quale si trasformò in una public company, cioè un’azienda ad azionariato diffuso.

Negli anni ’60 la GM consolidò il proprio primato, avviando una progressiva riorganizzazione interna che ridusse il grado di autonomia dei singoli marchi, centralizzando maggiormente risorse e centri decisionali. Insomma, gestiva l’impero. Tuttavia subì alcuni contraccolpi d’immagine dovuti a modelli difettosi, la più famosa delle quali fu la Chevrolet Corvair, dalla tremenda tenuta di strada. La cosa si ripetè nei decenni successivi con altri modelli.

Cadillac Presidential Limousine 2009

La conglomerata di Detroit dovette cominciare anche a difendersi dalla concorrenza giapponese e tedesca, in particolare nel settore delle auto compatte. Poi arrivarono le crisi economiche fra gli anni ’70 e ’80, seguite da profondi interventi di contenimento dei costi. Cominciarono le dismissioni nei settori ritenuti meno strategici, ad esempio i mezzi pesanti e le partecipazioni in industrie di altri settori. Il sistema solare cominciava a perdere alcuni satelliti.

LE CRISI FINANZIARIE. IL TRACOLLO DEL 2008

Essere troppo grandi comporta dei problemi. Le ripetute crisi economiche ed energetiche di fine millennio hanno lasciato il loro segno. I profitti calarono progressivamente, nonostante un folto rimbalzo a fine anni ’90 grazie al successo dei SUV e dei pick-up. Ma la concorrenza internazionale, in particolare asiatica e tedesca, erodeva constantemente i margini del moloch americano.

Nei primi anni 2000 il colossale fondo pensionistico e assicurativo di GM subì fortissimi aumenti nei costi e pesanti decrementi contributivi. Contemporaneamente le vendite di auto, benché sempre molto sostenute, vedero ridursi sempre più i margini di profitto. Allora altre dismissioni, prepensionamenti, pesanti trattative col potente sindacato americano dei metalmeccanici UAW, tutto al fine di ridurre i costi.

Così arriviamo quasi a sorpresa al marzo del 2008, quando dai bilanci si scoprì che GM perdeva circa un miliardo di dollari al mese. Nei mesi successivi la ricerca di liquidità fu frenetica, mentre si vendeva tutto il vendibile. La stella aveva finito il suo combustibile e stava implodendo.

Chevrolet Camaro 2019

Per evitare che la trasformazione in una supernova con conseguente esplosione travolgesse l’intera economia americana, non restava che l’intervento pubblico. Il 1° giugno 2009 la General Motors dichiarò bancarotta e chiese la protezione dai creditori secondo il famigerato Capitolo 11 della legge fallimentare americana.

Il governo federale intervenne in modo consistente: al termine della complessa operazione di salvataggio, furono usati oltre 33 miliardi di dollari provenienti dalle tasse degli americani per far risorgere dalle proprie ceneri quella che una volta fu la più grande azienda del mondo.

Chevrolet Silverado LTZ 2019

La vecchia GM Corp. venne liquidata. Oggi la nuova azienda si chiama General Motors Company ed impiega “solo” 180.000 dipendenti in tutto il pianeta. Da ormai diversi anni non è più il primo gruppo automobilistico del mondo, tuttavia attualmente si trova ancora al quarto posto, cosa da non disprezzare. La riorganizzazione è ancora in corso. Le prossime sfide riguardano il futuro: l’auto elettrica e le nuove forme di mobilità.

(Foto by gm.com)

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