cinture di sicurezza

Innumerevoli persone nel mondo, un numero incalcolabile, sono sopravvissute ad incidenti stradali molto gravi per merito delle cinture di sicurezza; un numero ancora maggiore deve a questo strumento il fatto di non aver riportato alcun danno da incidenti meno severi.

In realtà, possono essere stati classificati come tali proprio perché gli occupanti dei veicoli coinvolti viaggiavano con le cinture allacciate. L’origine di questo prezioso equipaggiamento risale agli albori dell’aviazione, tuttavia il vero salto di qualità nella protezione delle persone in un autoveicolo è stato compiuto con l’invenzione della cintura a tre punti. Era il 1959 quando apparve installata su un veicolo di produzione, l’ideatore fu Nils Bohlin, un ingegnere della Volvo. I modelli erano la Volvo Amazon 120 e la PV 544. Sono dunque trascorsi 60 anni dall’introduzione del dispositivo di sicurezza per autoveicoli più importante in assoluto.

Volvo, i 60 anni delle cinture di sicurezza a tre punti

Non è la sola Volvo ad affermarlo. Se non bastassero le centinaia di migliaia di persone sopravvissute e i milioni usciti illesi dagli incidenti, c’è anche l’ufficio brevetti della Germania a testimoniarlo: i responsabili hanno inserito questa invenzione tra gli otto brevetti che più hanno influito sulle sorti dell’umanità, nel secolo che va dal 1885 al 1985.

Le cinture di epoca precedente, definite a due punti (cioè avevano due punti di ancoraggio), erano insufficienti ad offrire una protezione valida. I modelli che si allacciavano alla vita, come quelli degli aerei, non evitavano impatti della testa e del torace contro le varie parti dell’abitacolo, in particolare il volante. Quelli ad attacco diagonale non impedivano lo scivolamento del corpo verso il basso e procuravano contraccolpi che provocavano lesioni, a volte anche serie.

Nils Bohlin (1920-2002) cominciò la propria carriera nel 1942 nel settore aeronautico, alla Saab. Ricoprì un ruolo di primo piano nello sviluppo dei sedili eiettabili e di altri sistemi di sicurezza per i piloti. Le sue idee innovative circolarono presto nell’ambiente dell’industria, così nel 1958 fu ingaggiato dalla Volvo come specialista della sicurezza.

Lo volle il presidente Gunnar Engellau, il quale era coinvolto particolarmente da vicino dal problema, poiché un suo parente era morto in un incidente anche a causa dell’inadeguatezza della cintura a due punti. Bohlin aveva ben chiari in mente gli obiettivi da raggiungere: sviluppare un dispositivo che trattenesse sia la parte superiore del corpo che quella inferiore. Inoltre serviva una soluzione non solo efficace ma anche facile da usare; era necessario che la nuova cintura potesse essere allacciata con una sola mano. Dopo pochi mesi Bohlin aveva realizzato il nuovo dispositivo e ne presentò la domanda per il brevetto.

L’invenzione di Nils Bohlin

Nils Bohlin, l’ingegnere della Volvo che inventò le cinture di sicurezza a tre punti

La cintura di sicurezza a tre punti inventata da Nils Bohlin aveva quattro caratteristiche fondamentali. Comprendeva una fascia per le anche o i fianchi; una diagonale per il busto; entrambe erano disposte correttamente dal punto di vista fisiologico, quindi trasversalmente ai fianchi e alla cassa toracica e ancorate accanto al sedile; una volta sotto carico, la cintura rimaneva al suo posto, senza spostarsi. Nel 1959 il brevetto venne concesso in Svezia e le Volvo Amazon 120 e PV 544 le montarono per i mercati scandinavi.

Il brevetto Bohlin

E’ fondamentale sottolineare il seguente particolare: la Volvo mise immediatamente a disposizione di tutti i costruttori il brevetto di Bohlin, per diffondere il più possibile un dispositivo che palesemente era in grado di aumentare in modo esponenziale la sicurezza sui veicoli. La superiorità delle cinture a tre punti nei confronti delle precedenti emerse in modo evidente anche nei primi test comparativi. Quindi nel 1963 la Volvo introdusse di serie sui sedili anteriori le cinture di Bohlin anche negli Stati Uniti e in tutti gli altri mercati.

Le cinture di sicurezza posteriori

E dietro? La Volvo offrì i punti di attacco anche per le cinture di sicurezza posteriori fin dal 1958, tuttavia i clienti erano molto restii. Era diffusa l’erratissima convinzione secondo cui chi si siede sui sedili posteriori sia adeguatamente protetto. Ma nessuno si soffermava sul fatto che in caso di urto frontale a 50 Km/h, i passeggeri siano proiettati in avanti con una forza equivalente al prodotto tra la massa e l’accelerazione, il che equivaleva ad impattare contro i sedili anteriori come se si pesasse da 3 a 5 tonnellate.

Non solo si subiscono gravi lesioni, ma si causano anche a chi è seduto davanti, il quale riceve un urto da una massa enorme. Solo nel 1967 la Volvo riuscì a convincere i primi clienti ad accettare e indossare le cinture anche dietro. Non c’è da stupirsi, perché ancora oggi molte persone continuano a rifiutare di allacciarle, benché l’obbligo sia in vigore da parecchi anni. La triste realtà è che il pubblico a livello generale ha tutt’ora una scarsa competenza di ciò che accade in automobile, quindi sacrifica la propria sicurezza per una illusoria comodità.