MINI Countryman Los Angeles

La Mini Countryman si è rinnovata e ha varato la seconda generazione, in mostra ufficialmente al pubblico durante il salone di Los Angeles. Per “seconda” ci si riferisce chiaramente alla numerazione del modello moderno, il quale ha in comune con quello storico solo il nome.

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Mini Countryman

Infatti la Mini concepita da Alec Issigonis non è mai arrivata ad evolversi in un SUV, come invece fa l’attuale. La Mini Countryman dell’era BMW è un SUV di segmento B che arriva perfino a spingersi alle soglie del C. Perché se già la versione nata nel 2010 era grandicella con i suoi 4.10 metri di lunghezza, questa diventa addirittura mastodontica (in senso relativo). Perché è lunga ben 4.30 metri, 20 cm in più. Aggiungiamo una larghezza di 1.82 metri (3 cm in più) e un’altezza di 1.56 metri. Non è una station ma poco ci manca.

Presentata a Los Angeles

La casa britannica ci tiene a sottolineare il seguente aspetto: la nuova Mini Countryman ha cinque posti veri, la cui abitabilità è migliorata grazie al guadagno di 7.5 cm nel passo. Inoltre possiede anche un buon bagagliaio, il cui volume di carico va da 450 a 1.390 litri. Si tratta di un aumento di 220 litri rispetto alla prima serie.

E’ anche versatile, grazie al divanetto posteriore sdoppiabile in proporzione 40-20-40; inoltre esso scorre di 13 cm in avanti. Volendo, si può avere come optional anche la Picnic Bench, la panchina picnic, una superficie di appoggio variabile che fuoriesce dal bagagliaio e ha posto per due persone, appunto per un picnic in campagna ma non seduti sull’erba. Tutto questo per dire che la nuova Mini Countryman è grande, ancora più della precedente.

Design

Passiamo al design. La Mini storica era unica. La Mini attuale è unica. Nessun’altra auto ha un aspetto anche solo paragonabile, in un’epoca dove impera l’omologazione delle forme. La Countryman accentua il carattere originale, data l’imponenza esuberante (ma relativamente compatta). Sì, è una Mini. Sì, è un SUV. Assetto rialzato, barre sul tetto, fasce paracolpi: non manca niente. Dove le concorrenti cercano di apparire più lunghe, lei non disdegna di restare alta. Perché, appunto, è una Mini. Intrinsecamente diversa.

Fra i dettagli stilistici maggiormente cambiati, vogliamo sottolineare la sagoma degli indicatori di direzione laterali: sono a forma di freccia. Cosa c’è di strano, direte voi, lo sappiamo che sono frecce. E’ vero, ma gli indicatori di direzione in inglese non sono certo soprannominati “arrows”. Loro li chiamano informalmente “blinkers”, “flashers” o “indicators”. Solo per noi sono frecce. E ora anche per la Mini Countryman.

Interni

Gli interni sono caratterizzati dal consueto ampio anello centrale, illuminato da Led, che circonda l’apparato multimediale. Anche il cruscotto è diverso dalla concorrenza, con un singolo quadro strumenti circolare e in alto un pannello per l’head-up display.

Meccanica

Per quanto riguarda la meccanica, la grande novità è data dall’introduzione di una motorizzazione ibrida plug-in, si tratta della prima volta per una Mini. Sarà sulla versione Mini Cooper S E Countryman All4. Al classico propulsore a benzina BMW a tre cilindri 1.5 turbo da 136 cavalli è abbinato un motore elettrico da 65 kilowatt/88 cavalli. La potenza combinata è di 224 cavalli, la coppia di sistema arriva a 385 Newton metri. In modalità solo elettrica può percorrere 40 Km alla velocità massima di 125 Km/h.

Al momento del lancio sul mercato, che in Europa avverrà a febbraio 2017, saranno disponibili due motorizzazioni a benzina e due diesel, ovviamente tutti turbocompressi. Il 3 cilindri 1.5 sopra citato è affiancato dal 4 cilindri 2.0 da 192 cavalli. Il 4 cilindri diesel 2.0 è proposto con potenze di 150 e 190 cavalli. Cambio a sei rapporti, a scelta fra manuale o automatico Steptronic. Per la Cooper S e Cooper D è disponibile anche lo Steptronic ad 8 rapporti, di serie invece sulla Cooper SD.

Un vero SUV

Poiché la Mini Countryman è un vero SUV, parliamo anche della trazione integrale All4, disponibile su tutte le versioni. L’elettronica è stata affinata per migliorare la rapidità nell’adattamento alle diverse condizioni stradali, offrendo reazioni più precise nella ripartizione della coppia motrice fra i due assi. Infine segnaliamo l’optional Dynamic Damper Control, cioè la regolazione elettronica degli ammortizzatori.

[Photo by ufficio stampa]

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