Lamborghini, la storia di un mito nato il 30 ottobre 1963

Sono passati 57 anni dalla nascita del mito Lamborghini. Dalla storia di un industriale che fece la sua fortuna fabbricando trattori e che decise di fare un salto in avanti cominciando la sua avventura con le automobili di lusso. Il motivo di questa decisione? La leggenda narra di una discussione avuta con Enzo Ferrari.

Perché anche Ferruccio Lamborghini possedeva un cavallino rampante che tuttavia, secondo lui, necessitava di qualche miglioramento e fu così che “si permise” di suggerire al Commendatore di correggere alcuni difetti. Cosa rispose Enzo Ferrari? “La macchina è perfetta, tu pensa a guidare e fabbricare i trattori…“.

Evidentemente colpito nell’orgoglio, non impiegò molto a metter su un’autofficina moderna, che chiamò Automobili Ferruccio Lamborghini SpA, e ad assumere i migliori ingegneri. E fu proprio nello stabilimento di Sant’Agata Bolognese che fabbricò la sua prima berlina biposto, la Lamborghini 350GTV che il 30 ottobre 1963 mostrò per la prima volta al Salone di Torino.

Come simbolo fu adottato il Toro, in quanto segno zodiacale di Ferruccio Lamborghini, richiamato in tutti i principali modelli della casa bolognese: dalla “Diablo” degli anni Novanta alle “Murciélago” e “Gallardo” del nuovo millennio, fino alla più recente “Huracán” (presentata al salone di Ginevra nel 2014).

La storia del Logo Lamborghini

Il logo Lamborghini si presenta piuttosto lineare, ma fa della sua semplicità il punto di forza per rendere chiara la sua identità. Un toro dorato, ripreso nell’atto di combattere, si staglia su uno sfondo nero ed è circoscritto all’interno di uno scudetto dai contorni color oro. La scelta dell’animale che identifica la casa automobilistica coincide con il segno zodiacale del suo fondatore.

Logo Lamborghini: fonte wikipedia

Ferruccio Lamborghini, infatti, nasce nell’aprile del 1916, sotto il segno del Toro. Duplice, dunque, il riferimento. Da un lato lo stretto legame fra l’azienda e il suo ideatore, dall’altro il simbolo di forza che il toro evoca. Segno di terra, il Toro rimanda ad un immaginario di potenza virile, di solidità e di vitalità. La cornice a forma di scudo, poi, non fa altro che alimentare l’immagine di appartenenza alla ricca nobiltà.

Due sono i colori scelti per il logo. Si tratta del dorato contrapposto al nero. Due tonalità decise e in forte contrasto tra loro. Il color oro viene utilizzato per rappresentare il toro, donandogli maggiore lucentezza e risalto. Dorati sono anche i bordi dello scudetto a sottolineare il carattere prezioso del marchio. Il nero, invece, fa da sfondo all’icona-toro. Simbolo di eleganza, il nero è un colore aggressivo e maschile che ben si sposa con i gusti del target di riferimento della casa automobilistica.

Il logo è accompagnato dalla scritta “Lamborghini” che si presenta in stampatello maiuscolo, dorata e ben leggibile. Il font utilizzato è abbastanza lineare. La scritta è posizionata in alto e segue armoniosamente la curva dello scudetto, arricchendolo e donandogli un maggiore equilibrio compositivo.

Altre versioni del logo mantengono invariati sia lo scudetto sia la postura del toro che si trova all’interno. Ciò che cambia sono i colori e la scritta che, nella versione con lo scudo a sfondo rosso, è in corsivo. Netto rimane il contrasto fra i colori. Il nero viene comunque mantenuto in tutte le versioni, al quale viene affiancato, in contrapposizione, o il rosso o il bianco.

La crisi degli anni ’70

Ferruccio Lamborghini abbandonò improvvisamente la sua azienda nel 1972, cedendo la maggioranza delle azioni all’imprenditore svizzero Georges-Henri Rossetti, per poi vendere il restante pacchetto a René Leimer nel 1973. La ragione di una decisione così inattesa era la necessità di reperire fondi per la fabbrica di trattori in difficoltà, ma fu probabilmente da ricercarsi anche nel malumore che Lamborghini provava nei confronti delle agitazioni sindacali che già da tempo erano diffuse in gran parte delle fabbriche italiane.

Lamborghini Countach, foto wikipedia

Il cambio di gestione corrispose alle prime serie difficoltà economiche, determinate da una somma di cause: l’uscita di scena della Miura quando la Countach non era pronta, la crisi petrolifera del 1973 che mise al bando le automobili sportive e infine la proprietà svizzera era spesso assente e poco risoluta. Seguirono anni difficili, con una gamma ormai obsoleta e scarsamente sviluppata e la sola apprezzatissima Lamborghini Countach a sostenere economicamente le sorti della fabbrica. Nell’agosto del 1978 il tribunale di Bologna pose l’azienda in amministrazione controllata per evitarne il fallimento.

Gli anni ’80 con i fratelli Mimran

Non trovandosi un acquirente, il 28 febbraio 1980 la Lamborghini venne messa in liquidazione. Per rilevarla pervenne anche una proposta ufficiosa di 3,5 miliardi di lire dal suo fondatore, Ferruccio Lamborghini, ma il tribunale di Bologna accettò l’offerta di 3,85 miliardi dei fratelli francesi Patrick e Jean-Claude Mimran, giovanissimi imprenditori dello zucchero.

Lamborghini Jalpa P350 GTS, fonte wikipedia

Il 23 maggio 1981 fu formalizzata la cessione dell’attività che assunse il nome di “Nuova Automobili Lamborghini”. Il rinnovamento fu importante. L’attività della fabbrica riprese a pieno ritmo con l’arrivo dei capitali necessari. Ricominciò il lavoro di sviluppo sulla sempre richiestissima Countach, che non sembrava sentire il peso degli anni. La Silhouette fu sostituita con la sua evoluzione, la Lamborghini Jalpa.

Anni ’90, l’era di Chrysler

Senza preavviso, nell’aprile del 1987 i fratelli Mimran vendettero la Lamborghini al colosso americano Chrysler. Il cambio di gestione fu improvviso.  La notizia fu inizialmente accolta con entusiasmo e diede ulteriore impulso all’azienda, ma ben presto ci si rese conto che c’erano notevoli problemi a far combaciare le filosofie aziendali dei due marchi. La dirigenza americana fece proseguire il programma per dare un erede alla Countach che, benché ancora attuale, ormai era sul mercato da quasi quindici anni, ma fece anche trasferire gli studi tecnici e di stile oltreoceano, cosa che rallentò sensibilmente i lavori. La nuova vettura avrebbe dovuto essere pronta per l’anniversario della fondazione e invece la ricorrenza fu festeggiata con un’altra variazione della Countach, battezzata appunto 25° Anniversary. Invece di deludere i clienti, la coupé si rivelò ancora vincente: 658 esemplari in soli due anni ne fecero la versione di maggior successo di un’auto rimasta sul mercato per ben diciassette anni.

Una parentesi indonesiana

Il 21 gennaio 1994 la Chrysler annunciò inaspettatamente la cessione dell’azienda per 40 milioni di dollari e Lamborghini cambiò proprietario per la quarta volta. L’acquirente era la Megatech, una società con sede legale alle isole Bermuda estranea all’industria automobilistica. La Megatech era una divisione di Sedtco Ltd, gruppo indonesiano. I nuovi proprietari si dimostrarono aridi di investimenti e inesperti su come condurre una fabbrica di auto sportive.  Il loro interesse si concentrò principalmente sul risanamento finanziario a scapito dell’implementazione del prodotto. Lo sviluppo si concentrò sull’unico modello disponibile del quale vennero declinate numerose versioni, la più importante delle quali fu la Diablo Roadster nel 1995.

L’era moderna di Lamborghini con Audi

Nel 1998 la Lamborghini fu acquisita dall’Audi, costruttore sufficientemente esperto e solido da garantire alla casa bolognese un piano industriale adeguato. La nuova proposta Lamborghini avrebbe dovuto offrire qualcosa in più sotto il profilo della tecnica e delle prestazioni: quindi si individuò nel motore V10 l’elemento caratteristico principale del modello. Il nuovo piano prodotto prevedeva il completamento della fase di sviluppo dell’ammiraglia V12: che, ripartita da nuove basi all’arrivo della nuova proprietà, fu presentata al salone dell’auto di Francoforte nel 2001 con il nome Murciélago. Nel 2003  fu presentata la Gallardo, nuova “piccola” con motore V10. Prodotta fino al 2013 in oltre 35 versioni (coupé e spyder, a due o quattro ruote motrici, con motori da 5 o 5,2 litri) e 14.022 esemplari, la Gallardo divenne la Lamborghini di maggior successo di sempre. Nel 2010 finì la produzione della Murciélago, rimpiazzata con la Aventador.

La Lamborghini Huracan al Salone di Ginevra 2014, fonte wikipedia

Per festeggiare il cinquantenario della casa fu presentata la showcar monoposto Egoista. Nel 2013 infine uscì dalla catena di montaggio l’ultima Gallardo, sostituita con la Huracán. Dal 15 marzo 2016 nuovo presidente e amministratore delegato è Stefano Domenicali, già direttore sportivo della scuderia Ferrari. A settembre 2020 l’azienda ha annunciato che Stefano Domenicali lascierà la guida della Casa del Toro a partire da Gennaio 2021.