Kandinskij “Il cavaliere errante”: la mostra al MUDEC di Milano

Dopo il successo dell’esposizione a Palazzo Reale, la città di Milano torna ad omaggiare Kandinskij con “Il cavaliere errante. In Viaggio verso l’Astrazione”, l’inedita mostra site-specific che dal 15 marzo al 9 luglio 2017 sarà ospitata al Mudec – Museo delle culture di Milano.

Kandinskij “Il cavaliere errante”

Oltre 50 le opere in arrivo dai più importanti musei russi – tra cui la Galleria Tret’jakov, il Museo Pushkin di Mosca e l’Ermitage di San Pietroburgo – alcune delle quali visibili per la prima volta in Italia: attraverso di esse sarà possibile ricostruire la nascita dell’immaginario visivo dell’artista, in un vero e proprio viaggio alla scoperta delle origini dell’ispirazione di Vasilij Kandinskij.

La mostra si concentrerà in particolare sul rapporto esistente tra arte e scienze e la metafora del viaggio come avventura cognitiva, entrambe tematiche fondamentali per la ricerca artistica del fondatore dell’astrattismo, che nel 1889 trascorse un mese nel nord della Russia, studiando la cultura dei komi e degli ziriani.

Kandinskij al MUDEC di Milano

E’ qui che il pittore vivrà una vera e propria rivelazione: le usanze, ma soprattutto i colori di questi popoli lasceranno un’impronta indelebile nella sua immaginazione, andando a comporre il vocabolario simbolico e visivo cui attingere negli anni a seguire.

“Nelle loro isbe mi sono imbattuto per la prima volta in questo miracolo, che in seguito divenne uno degli elementi del mio lavoro – scriverà Kandinskij -. Qui ho imparato a non guardare al quadro generale dall’esterno, ma a ruotare intorno a esso, vivere in esso. Quando sono entrato nella stanza, la pittura mi ha circondato, e sono entrato in essa”. La stessa esperienza che lo spettatore vivrà al Mudec, dove grazie a specifici strumenti multimediali potrà “entrare” all’interno dei dipinti di Kandinskij, come prospettato dal pittore stesso che più volte ha dichiarato come per anni abbia “cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri: volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro”.

Scandito dal tema del viaggio e curato da Silvia Burcini e Ada Masoero, il percorso espositivo analizzerà dunque le innumerevoli fonti visive che hanno ispirato il codice simbolico del padre indiscusso dell’astrattismo, accostando opere di Kandinskij a esempi appartenenti a quella cultura popolare che tanto ne influenzò l’immaginario. Un vero proprio viaggio conoscitivo ed emozionale che guiderà lo spettatore alla scoperta delle origini profonde, culturali ed affettive, del linguaggio di Kandiskij e al contempo di quelle terre lontane che, tra arte ed etnografia, seppero così affascinare il pittore russo, riversandosi nelle sue tele sotto forma di figure e colori astratti.

Nato il 4 dicembre 1866 da un’agiata famiglia borghese, Kandinskij viene presto avviato verso gli studi classici, la musica e il disegno, favorendo in lui una spiccata curiosità e quell’approccio scientifico alla realtà che lo porterà ad interessarsi al diritto e all’etnografia durante gli anni dell’università. E’ così che nel 1889 partecipa ad un programma di ricerca della «Società di scienze naturali, di etnografia e antropologia».

Durante il soggiorno nel governatorato di Vologda, nel nord del paese, ha modo di conoscere le credenze e il diritto penale dei komi e il popolo degli ziriani, raccogliendo canzoni popolari, leggende, storie e appunti in un corposo diario di viaggio.

Il fascino e l’intensità dell’arte popolare russa, le cromie degli abiti tradizionali e delle decorazioni delle case contadini – le isbe – lasciano un forte segno nel suo animo, fungendo da forte ispirazione quando, nel 1896, si trasferisce a Monaco, in Germania, per intraprendere studi più approfonditi nel campo della pittura.

Qui entra in contatto con l’ambiente artistico che in quegli anni aveva fatto nascere la Secessione di Monaco, partecipando attivamente al clima avanguardistico e subendo via via l’influenza dall’espressionismo, cui fornisce contributi pittorici e critici. Nel 1911 fonda l’almanacco “Der Blaue Raiter” (Il Cavaliere Azzurro, figura simbolo di libertà e spiritualità) e prende ufficilmante il via quello che si rivelerà il periodo più intenso e produttivo della sua vita. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Kandinskij rientra quindi in Russia, dove viene chiamato a ricoprire importanti cariche pubbliche nel campo dell’arte.

Chiamato poi ad insegnare al Bauhaus di Weimar, scuola che svolgerà un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico degli anni ’20 e ’30, Kandinskij lascia definitivamente la Russia e il suo astrattismo va incontro ad una decisa svolta: i nuovi dipinti assumono un ordine più preciso, si compongono di forme dalle geometrie riconoscibili e appaiono dominati dalle proprietà dinamiche della linea, del punto, delle superfici e dei diversi colori.

Alla Bauhaus Kandinsky dedica oltre dieci anni, ma quando la scuola viene chiusa dal regime nazista e i suoi quadri confiscati, è costretto ritirarsi in Francia, nei sobborghi di Parigi, dove morirà 10 anni più tardi, il 13 dicembre 1944.

Tutte le info sul sito ufficiale del MUDEC.