Lavoro e pigrizia: pochi italiani cercano nuove opportunità

Linkedin
Solo il 30% dei professionisti italiani, presenti su LinkedIn, è attivo nella ricerca di nuove opportunità d’impiego. Siamo un popolo pigro?

LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, ha annunciato i risultati del suo annuale sondaggio “Talent Trends 2016” sulle esperienze e le impressioni dei professionisti che stanno cercando un lavoro, e sui fattori che possono determinare il loro maggiore o minore interesse per una nuova posizione. Lo studio, a cui hanno preso parte più di 32 mila professionisti da tutto il mondo, tra cui anche dall’Italia, offre importanti informazioni alle aziende che desiderano rendere più efficace e mirata la ricerca dei migliori talenti presenti sul mercato.

“L’obiettivo di LinkedIn a livello mondiale – ha spiegato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn – è quello di migliorare il collegamento tra professionisti e opportunità. Ciò che emerge dalla nostra ricerca è che, sempre di più oggi, le persone vogliono potersi identificare nella propria azienda. Per questo trasparenza, etica e sostenibilità diventano valori essenziali per una società che voglia ampliare e sviluppare il proprio business”.

1 lavoratore su 3 ha cambiato la propria occupazione nell’ultimo anno

Secondo la ricerca, in Italia più di 1 lavoratore su 3 ha cambiato la propria occupazione nell’ultimo anno, ma solo il 30% dei professionisti di casa nostra, presenti sulla piattaforma, è attivo nella ricerca di nuove opportunità d’impiego. Nonostante questo, però, l’87% degli appartenenti alla forza lavoro del Belpaese sarebbe disposto a valutare nuove proposte per sviluppare o migliorare la propria carriera.

Dati che, se da un lato evidenziano come il mercato ricominci a muoversi in qualche modo anche nella nostra penisola, dall’altro sottolineano, purtroppo, quanto la cultura lavorativa tricolore continui a fare della staticità un suo caposaldo. Una tendenza nettamente in contrasto rispetto alle medie globali che attestano invece al 36% la quota di professionisti che ogni giorno s’impegna per trovare nuove opportunità, posizionando in questo modo l’Italia tra i paesi meno attivi nella ricerca dei così detti “open job”.

Le priorità

Durante la ricerca di una nuova occupazione, oltre a come sia realmente l’azienda (31%) e alle prospettive di carriera proposte (22%), i professionisti italiani, rispetto a quelli degli altri paesi, si preoccupano in modo particolare del fatto che nessuno sappia per quale offerta si siano candidati (20%), superando decisamente, sotto questo profilo, le medie raggiunte a livello globale (14%).

Mentre, in sede di colloquio, sono interessati soprattutto a conoscere i valori e la cultura dell’azienda in cui potrebbero essere assunti (58%) e anche la sua struttura societaria (41%). Oltre a questo, gli intervistati hanno dichiarato che per valutare meglio la compagnia preferirebbero ascoltare i dipendenti dell’azienda più che i recruiter o i direttori marketing. Infine, molto importante sotto il profilo decisionale risulta essere anche la facilità di spostamento nel tragitto tra casa e lavoro, arrivando ad apprezzare molto la disponibilità di mezzi pubblici vicino all’ufficio.

Le motivazioni

La maggior parte dei professionisti lascerebbe la sua azienda attuale per fare carriera (40%), ma ciò che davvero stupisce è notare come nel Belpaese, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, essere in disaccordo con le decisioni prese dal gruppo dirigente della propria società, soprattutto in termini di etica e sostenibilità ambientale, sia una delle motivazioni principali per cambiare occupazione, raggiungendo addirittura un valore pari al 24% e superando così nettamente le medie globali, ferme invece solo al 19%. Un’evidenza che sottolinea quanto l’attenzione ai valori e a una cultura aziendale positiva siano diventati sempre più importanti per i dipendenti che oggi sentono propria la necessità di riconoscersi e poter essere orgogliosi del brand per cui lavorano.

Le fonti d’informazione

Proprio seguendo questo principio di appartenenza, che rende gli impiegati i primi veri ambassador della società, dallo studio si può notare, infine, anche come i professionisti italiani vengano a conoscenza di nuove opportunità lavorative soprattutto attraverso l’avviso ricevuto da un dipendente che conoscono all’interno della società (16%), e in particolare il 44% degli intervistati nel nostro paese ha ammesso di aver trovato un nuovo lavoro proprio in questo modo.

Ma in Italia, soprattutto, stupisce come i social network professionali (15%) siano considerati uno degli strumenti principali per il reperimento di informazioni su nuove offerte lavorative, superando di molto le medie globali (9%).

Sotto questo profilo LinkedIn offre alle imprese la possibilità di entrare in contatto anche con quei candidati passivi, che non sono attivamente alla ricerca di un nuovo lavoro, ma che rappresentano la maggioranza dei professionisti presenti sul mercato (70%).

Un numero consistente di persone che va ad ampliare in modo significativo il numero dei potenziali talenti in attesa di essere contattati, consentendo alle aziende di comprimere i tempi e ridurre i costi associati alla ricerca dei profili professionali ideali.

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