Rita Levi Montalcini: 103 anni per fare la storia

Rita Levi Montalcini ha lasciato un grande vuoto. Premio Nobel per la medicina grazie alla sua personale scoperta ed identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa e membro della Pontificia Accademia delle Scienze: non si tratta di un uomo, ma di una donna in grado di poter scrivere comunque la storia. Potremmo definirla una Giovanna D’arco dei tempi moderni e della medicina, ma si è da sempre dichiarata atea ed ha vissuto in un “mondo vittoriano” dominato dalla figura maschile, in cui la femmina veniva considerata “semplice” e immeritevole di gratificazioni all’infuori del nucleo famigliare: erano poche le sue possibilità ed ovviamente non poteva fare carriera, ma lei si chiamava Rita Levi Montalcini e ce l’ha fatta.

Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini nasce a Torino, il 22 aprile del 1909. Di famiglia ebrea sefardita, è figlia dell’ingegnere elettrotecnico e matematico Adamo Levi e della pittrice Adele Montalcini. Cresce insieme al fratello (Gino, nato nel 1902) e sorella (Anna, nata nel 1905) prima di dedicarsi allo studio della medicina nell’autunno del 1930, presso l’Università di Torino; una scelta determinata anche dalla prematura morte della sua amata governante Giovanna Bruatto, dapprima ammalata e scomparsa a causa di un cancro in quello stesso anno.

Studio accademico e persecuzione nazista

Non appena ventenne, entra a far parte della scuola medica dell’Istologo Giuseppe Levi, dove incominciano i suoi studi riguardanti il sistema nervoso e conosce i due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Nel 1936, il rettore della sua università (Silvio Pivano) le conferisce la laurea in Medicina e Chirurgia, ottenuta con un meritatissimo 110 e lode. Dopo aver guadagnato il prestigioso riconoscimento, Rita Levi–Montalcini decide di specializzarsi in neurologia e psichiatria, ma le leggi razziali del 1938 la costringono ad emigrare in Belgio prima di terminare i suoi studi: tuttavia, la Levi Montalcini riesce a ricominciare il proprio percorso presso l’Università di Bruxelles, ma solo fino alla primavera del 1940, anno in cui i tedeschi invadono il paese. Nonostante l’epoca fascista, Rita Levi-Montalcini decide comunque di tornare a Torino per proseguire le proprie ricerche e si trasferisce successivamente in un piccolo paesino dell’Astigiano, durante i bombardamenti ad opera delle forze aeree angloamericane.

In seguito dell’occupazione tedesca in Italia, la Levi-Montalcini decide di partire (dapprima) alla volta del sud insieme a tutta la sua famiglia; in seguito si stabilisce a Firenze, vivendo da ospite presso la famiglia Mori. Nell’agosto del 1944, la giovane Rita diventa medico del Quartier Generale anglo-americano della città toscana. Terminata la Seconda Guerra Mondiale la dottoressa ritorna nuovamente aTorino, riprende gli studi accademici ed allestisce un laboratorio “casalingo” sopra una collina vicino Asti. (il link della sua Fondazione)

Carriera lavorativa, statunitense ed italiana

Nel 1947, su invito del biologo Viktor Hamburger, si trasferisce a St. Louis per lavorare come docente del corso di Neurobiologia del Dipartimento di zoologia della Washington University: complessivamente, Rita Levi Montalcini trascorre 30 anni negli Stati Uniti, fino al 1977, anno del suo pensionamento. Nonostante la sua longeva carriera d’insegnamento e di ricerca negli USA, Rita Levi-Montalcini rimane comunque molto legata alle proprie radici ed al proprio paese, dove: dirige (dal 1961 al 1969) il Centro di Ricerche di neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riveste (dal 1969 al 1979) la carica di Direttrice del Laboratorio di Biologia cellulare del CNR, lavora come “superesperto” (dal 1989 al 1995) dell’istituto di neurobiologia del CNR, presiede (dal 1993 al 1998) l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, viene nominata ambasciatrice del FAO, è membro delle maggiori accademie scientifiche internazionali e fonda (nel 2001) l’Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello.

Annata dell’addio

Rita Levi Montalcini scompare il 30 dicembre del 2012, alla veneranda età di 103 anni, nei pressi della sua abitazione romana nel viale di Villa Massimo (Villa Tortona). Il giorno seguente presso il Senato, viene allestita la camera ardente. Successivamente, la salma viene trasferita nel capoluogo piemontese ed accolta da una cerimonia privata con rito ebraico.