Lewis Hamilton: nella scia di Schumacher

Quando Michael Schumacher si ritirò per la prima volta dalle corse lasciando la Ferrari, era opinione largamente diffusa che il suo record di 7 titoli mondiali e 91 gran premi vinti in Formula 1 non sarebbe mai stato battuto o perlomeno sarebbe passato un tempo molto lungo. Eppure, solo sette anni dopo il ritiro definitivo dell’asso tedesco, un altro supercampione si trova vicinissimo a questo incredibile traguardo. Parliamo naturalmente di Lewis Hamilton. Il pilota inglese compie 35 anni e si trova quasi a distanza di DRS dal doppio primato di Schumi. Alla vigilia della stagione 2020 infatti ha già vinto 6 titoli mondiali e 84 gran premi, mentre è già suo da un bel pezzo il record delle pole positions, attualmente a quota 88. Tutto questo dopo aver corso 250 gare in 13 stagioni. Considerando che non appare intenzionato a ritirarsi a breve, è all’apice della sua forma e uno come lui finisce sempre sull’auto migliore, sono decisamente alte le probabilità che s’impadronisca di entrambi i record senza attendere troppo. Non dimentichiamo nemmeno la straordinaria percentuale di vittorie in rapporto alle corse disputate: 33,6%, solo Fangio, Ascari e Clark hanno fatto di meglio. Seguiteci in questo rapido profilo di uno tra i migliori piloti di ogni epoca.

Lewis Hamilton, gli inizi su un kart usato

Come quasi tutti i piloti di Formula 1 da una quarantina d’anni a questa parte, anche Lewis Hamilton ha imparato a guidare sui kart. A differenza di molti invece, non è partito da una situazione economica agiata. I suoi nonni paterni emigrarono in Inghilterra negli anni ’50 dall’isola caraibica di Grenada. Lewis nacque il 7 gennaio 1985 a Stevenage, una cittadina a nord di Londra. I genitori Anthony e Carmen divorziarono quando lui aveva due anni. E’ vissuto con la madre fino a dieci anni, poi si è trasferito dal padre. Anthony non disponeva di mezzi ma si sacrificò duramente per comprare un kart usato al figlio maggiore che subito mostrò del talento; il padre lavorava giorno e notte per mantenere la famiglia (c’erano anche la seconda moglie Linda e il figlio minore Nicolas) e seguire Lewis nelle promettenti fasi iniziali della carriera. Investimento che diede i suoi frutti molto presto, perché il piccolo cominciò a vincere subito e tanto; risale a quegli anni la sua rivalità con Nico Rosberg, col quale avrebbe conteso il titolo in F1 in tre stagioni alla Mercedes.

L’incontro con Ron Dennis

Nel 1995 ci fu l’avvenimento che cambiò la vita della famiglia Hamilton. Lewis doveva partecipare ad una cerimonia di premiazione per aver vinto il campionato britannico di kart nella sua categoria. Salì sul palco per ricevere i trofei indossando un vestito e delle scarpe prese in prestito, perché Anthony non poteva permettersi lussi. La serata era importante, molti personaggi di rilievo erano presenti. Fra questi Ron Dennis, capo della McLaren. Lewis lo avvicinò per chiedergli un autografo e gli disse che un giorno avrebbe voluto correre su una delle sue vetture. Dennis, vecchio volpone, non si trovava lì per caso: era a caccia di giovani promesse, per individuare prima degli altri potenziali piloti da far crescere; sapeva benissimo chi fosse quel ragazzino vivace e senza peli sulla lingua. Così, mentre gli firmava il quaderno degli autografi, infilò nella pagina il proprio biglietto da visita, dicendogli di chiamarlo da lì a nove anni. Senonché fu invece il boss della McLaren a chiamare Lewis tre anni più tardi; il ragazzino cresceva e continuava a vincere, quindi Dennis gli offrì l’ingresso nel programma per giovani piloti della scuderia di Woking con l’opzione di un eventuale sedile in Formula 1. Soffiandolo così alla concorrenza.

L’esordio in Formula 1: alla pari con Alonso

Abbandonato il kart, Hamilton fece la consueta trafila sulle monoposto “dei grandi”. Formula A, Formula Super A (dove ritrovò Rosberg) in cui vinse il campionato europeo; quindi la Formula Renault britannica che vinse nel 2003; alla fine dello stesso anno salì in Formula 3. Nel 2004 Lewis effettuò il primo test in Formula 1 su una McLaren a Silverstone; nel 2005 dominò il campionato Euro Series di F3. Nel 2006 passò alla GP2, vincendo anche questo titolo. Ormai era pronto per il gran salto, perché la McLaren cercava un secondo pilota da affiancare al doppio campione del mondo Fernando Alonso, il quale aveva appena firmato per il 2007. Quindi Hamilton esordiva in Formula 1 sulla vettura che aveva le maggiori possibilità per vincere il titolo mondiale.

Giovane paggio che avrebbe dovuto reggere il mantello a re Alonso? Pronti, via, podio al debutto in Australia. E dopo tre gran premi Lewis, il novellino, si trovava in testa al campionato. Tanto per chiarire che lui timori reverenziali non ne aveva, dopo il GP di Monaco in cui aveva battagliato a lungo con Fernando finendogli dietro alla bandiera a scacchi, si lamentò sulla stampa dicendo a mezza bocca che la squadra avrebbe favorito il compagno ormai rivale. E al Gran Premio del Canada Hamilton centrò la sua prima vittoria in Formula 1. Nel resto della stagione i due della McLaren continuarono a darsele di santa ragione, così la Ferrari poté approfittarne per portare Kimi Raikkonen al vertice. Si risolse tutto all’ultima gara in Brasile, tre piloti ancora in corsa, Hamilton in testa alla classifica. Ma se la giocò male, alcuni errori e poi una noia meccanica lo spinsero in fondo. Kimi si aggiudicò il campionato. Lewis emerse immediatamente come una realtà: quattro vittorie e quasi il titolo mondiale.

Il più giovane campione del mondo nella storia

Ron Dennis aveva dunque visto giusto, quando prenotò quello sconosciuto ragazzino che gli aveva chiesto l’autografo. Dopo una stagione così burrascosa e condita da polemiche interne, la McLaren si separò da Alonso e blindò Hamilton fino al 2012 ricoprendolo d’oro. Denaro che il giovane arrembante si guadagnò meritatamente. Infatti il 2008 ne vide la consacrazione come stella di prima grandezza della Formula 1. Cinque vittorie e altrettanti piazzamenti sul podio gli permisero di conquistare il primo titolo iridato, stabilendo anche il record come più giovane campione del mondo nella storia, all’età di 23 anni e una manciata di mesi. Ma non fu una passeggiata, perché nella seconda parte della stagione la Ferrari e Felipe Massa gli diedero ampio filo da torcere.

Infatti il campionato si risolse solo all’ultima curva nell’ultimo giro della gara conclusiva in Brasile: solo in quel punto Lewis riuscì a superare la Toyota di Timo Glock e guadagnare la quinta posizione che gli consentì di vincere il titolo con un solo punto di vantaggio su Massa, il quale pochi secondi prima aveva tagliato il traguardo davanti a tutti e per alcuni istanti pensò effettivamente, come tutto il box Ferrari, di avere vinto lui il mondiale. Da incorniciare per Lewis le vittorie a Montecarlo e Silverstone in rimonta sotto la pioggia e quella ad Hockenheim dove recuperò parecchie posizioni dopo un errore tattico del box durante una safety car. Ma va ricordato anche un errore clamoroso: a Montreal, durante una frenetica situazione di rifornimenti in seguito all’ingresso della safety car, il giovane inglese non si avvide del semaforo rosso al termine della corsia box e tamponò incredibilmente la Ferrari di Raikkonen.

Gli anni difficili in McLaren e il passaggio alla Mercedes

Hamilton emerse quindi come uno dei migliori piloti in circolazione, se non il più forte in assoluto. Ma nelle corse non è sempre festa. Conta anche la macchina. E nel 2009 la McLaren non fu all’altezza delle rivali. Il campione uscente dovette togliersi subito l’alloro, non andando oltre due vittorie ed un deludente quinto posto finale. Il titolo andò alla Brawn Grand Prix di Jenson Button, il quale nel 2010 raggiunse proprio Hamilton alla McLaren. Un’altra stagione di sofferenza, sebbene non come la precedente; la macchina aveva recuperato competitività, così Lewis contese il campionato fino all’ultimo alla Red Bull di Sebastian Vettel, altro giovane arrembante. Ma il tedesco la spuntò, soffiandogli anche il record di età iridata. Solo tre vittorie e tanti errori per l’inglese. Nel 2011 Vettel e Red Bull spazzarono via tutti, Hamilton concluse al quinto posto con due vittorie.

Il 2012 fu un’altra stagione difficile, in cui la McLaren era indietro sia rispetto alla Red Bull che alla Ferrari. Ancora parecchi errori per Lewis, il quale centrò comunque quattro vittorie e il quarto posto finale. Ma l’idillio con Ron Dennis era terminato da parecchi mesi. Si era fatta avanti la Mercedes. Michael Schumacher aveva deciso di ritirarsi definitivamente e lo squadrone tedesco puntò sul talentuoso e giovane inglese. In quel momento tuttavia furono molti a dubitare della scelta di Hamilton (che ritrovava in squadra Nico Rosberg), perché allora la Mercedes non sembrava una squadra vincente, dato che nei tre anni precedenti non aveva raccolto nulla. Lewis effettivamente soffrì abbastanza nel 2013, troppo lontana la sua vettura da Red Bull e Ferrari; però la buona velocità sul giro singolo gli permise di afferrare cinque pole position e anche una vittoria, chiudendo al quarto posto in campionato.

L’era ibrida: i duelli con Nico Rosberg

Lewis Hamilton Formula 1

Nel 2014 la Formula 1 avviò la rivoluzione tecnica introducendo le “power unit” turbo-ibride. La Mercedes interpretò le nuove regole meglio di tutti e mise in pista una macchina sostanzialmente imbattibile: 16 vittorie su 19 gran premi. La stagione fu dunque un affare interno tra Hamilton e Rosberg. L’inglese partì come un fulmine vincendo quattro delle prime cinque gare, però il tedesco recuperò nella seconda parte della stagione. Come nella migliore tradizione delle corse, cominciarono anche le ruotate tra compagni di squadra, in particolare a Spa, dove Rosberg superò Hamilton con una durezza da bei tempi andati e il contatto costrinse l’inglese ai box. Lewis comunque non perse il bandolo della matassa e vinse sei delle ultime sette gare (ma le strane regole di quell’anno, in cui l’ultimo gran premio assegnava un doppio punteggio, tennero Rosberg matematicamente in corsa fino al termine): titolo mondiale numero due.

Nel 2015 la situazione tecnica restò immutata, la Mercedes s’impadronì nuovamente di 16 vittorie su 19. Ancora i due piloti lottarono duramente tra loro, Rosberg era un mastino ma Hamilton mostrò sempre qualcosa in più che gli permise di controllare la situazione. Con dieci vittorie intascò il terzo titolo. Il 2016 invece fu dall’inizio l’anno di Rosberg, però con molta sofferenza. Nel campionato della Mercedes (tutte le altre squadre erano ancora ad anni luce di distanza), il tedesco vinse le prime quattro gare; il rivale da Monaco si aggiudicò sei delle successive sette corse, poi Nico ne vinse altre tre. Nel finale Lewis intascò gli ultimi quattro gran premi ma Rosberg gli rimase sempre incollato e mantenne quel vantaggio sufficiente a conquistare il suo agognato titolo mondiale. Una lotta che lo svuotò completamente: pochi giorni prima di Natale, annunciò a sorpresa il ritiro dalle corse.

Le lotte tra Hamilton e Vettel

Lewis Hamilton Formula 1

Il 2017 quindi si presentava con uno scenario differente. La Mercedes “rubò” in tutta fretta alla Williams il promettente Valtteri Bottas. Nel frattempo la Ferrari mostrò di aver raggiunto un adeguato livello per lanciare una sfida concreta allo squadrone con la stella a tre punte sul muso. Infatti Sebastian Vettel vinse tre delle prime sei gare e dopo Monaco si trovò in testa al campionato. Lotta dura, Hamilton vinse le due corse successive. A Baku quello stranissimo episodio, in cui con la safety car in pista Vettel tamponò leggermente Hamilton e, ritenendo che l’inglese avesse rallentato apposta, lo affiancò e gli diede una solenne ruotata, finendo giustamente penalizzato dai commissari. I due arrivarono alla pausa estiva a stretto contatto. Ma Hamilton rientrò dalle “ferie” carico come non mai: cinque vittorie nelle successive sei gare, titolo mondiale numero quattro.

Eccoci all’oggi. Nel 2018 la Ferrari è ancora molto vicina alla Mercedes, a tratti sembra anche leggermente superiore. Hamilton e Vettel intraprendono un duello stellare, alla vittoria di uno risponde il successo dell’altro. Si arriva ad Hockenheim con Vettel in vantaggio di otto punti. Il ferrarista appare in piena forma e incassa la pole position, mentre la Mercedes beffa Hamilton con un guasto in Q1, costringendolo a partire dalla tredicesima posizione. Tutto sembra filare per il verso giusto per Vettel quando a metà gara, sotto la pioggia, egli commette un errore che lo fa uscire di pista, così deve ritirarsi. Nel frattempo Hamilton compie un recupero fantastico e arriva a vincere la gara, bissando anche nella seguente in Ungheria. Estate durissima per la Ferrari: in quei giorni muore improvvisamente Sergio Marchionne e la squadra ne risente anche più del normale. La situazione sfugge di mano a Maranello, la Mercedes si riprende il vantaggio tecnico a cui era abituata. Vettel vince ancora a Spa ma poi comincia a commettere diversi errori. Invece Hamilton ingrana la dodicesima e non lo ferma più nessuno: vince sei delle ultime otto gare e incassa il quinto alloro iridato.

Nuovi rivali ma il re è sempre Lewis

Lewis Hamilton Formula 1

Ed eccoci alla cronaca. Nella stagione 2019 la Mercedes sembra tornata quella del 2014: non la prende nessuno. Non solo vince le prime otto gare, ma nelle prime cinque mette a segno anche la doppietta. Imbarazzante, per gli altri. Bottas parte deciso dopo una stagione di appannamento e vince due delle prime quattro corse. Ma Hamilton sembra su un altro pianeta e arriva alla pausa estiva con otto vittorie in tasca. Tra le briciole lasciate agli altri, il più lesto a raccoglierle è Max Verstappen che si aggiudica con la Red Bull due gran premi. La Ferrari fa vedere qualche sprazzo, soprattutto in qualifica dove Vettel si aggiudica una pole position e il giovane Charles Leclerc due. Ma in gara, tra errori, problemi tecnici e strane penalità, le rosse non raccolgono risultati significativi. Però la situazione si rovescia dopo la pausa. Infatti Maranello incassa tre vittorie consecutive: due con Leclerc a Spa e Monza e una con Vettel a Singapore. Altre tre pole consecutive per le Ferrari, però in gara la storia torna la solita. Vince sempre la Mercedes, alternando i piloti, salvo un altro successo di Verstappen in Brasile. Hamilton controlla la situazione e si aggiudica il sesto titolo mondiale con due gare d’anticipo. Chiuderà la stagione con 11 gran premi vinti. E la storia continua.

(Foto da sito Mercedes)