Il 2018 ha visto tante ricorrenze importanti nel mondo dell’automobile: marchi, modelli, persone. Chiudiamo l’anno con un personaggio immaginario che però tutti conosciamo: il suo nome è Bibendum ma è universalmente noto come Omino Michelin.

Mascotte pubblicitaria, logo e vero e proprio simbolo della casa francese produttrice di pneumatici, venne impiegato per la prima volta in una campagna nel 1898, quindi ha compiuto 120 anni. La sua stessa longevità è la migliore testimonianza di quanto questa idea sia stata, e lo è ancora, innovativa, geniale ed efficace.

I 120 ANNI DELL’OMINO MICHELIN

La popolarità di Bibendum va oltre la sua funzione pubblicitaria. Esso è così universale che forse la sua “faccia” è nota anche chi a chi non sa nulla di veicoli e magari nemmeno conosce l’industria di cui esprime l’immagine. Questo buffo “coso” ha letteralmente preso forma nel 1894 nella mente di Édouard Michelin, fondatore dell’azienda insieme al fratello André. Quell’anno, all’ingresso dello stand aziendale all’esposizione internazionale di Lione campeggiava una pila di pneumatici da bicicletta. Erano quindi accatastati orizzontalmente, avendo anche forme differenti. Un giorno Édouard, mentre osservava la catasta accanto al fratello, esclamò: “Con delle braccia sembrerebbe proprio un omino!”. Édouard usò la parola “bonhomme” la cui traduzione più vicina dal francese è, per l’appunto, omino. Infatti quello che da noi si chiama Omino Michelin, per i francesi è “Le Bonhomme Michelin”.

Dall’idea alla pratica il passo fu abbastanza breve. I fratelli Michelin affidarono il compito di realizzare graficamente la mascotte al disegnatore Marius Rossillon, il cui nome d’arte è O’Galop. Egli adattò una sua precedente opera, un uomo che alzava un calice durante un banchetto. La figura distinta con sigaro e monocolo era appunto un’antropomorfa pila di pneumatici. Il brindisi era legato allo slogan della casa Michelin, coniato nel 1893: “Le pneu Michelin boit l’obstacle”, cioè lo pneumatico Michelin si beve l’ostacolo. Lo slogan derivava da una frase latina, tratta da un’opera del poeta Orazio: “Nunc est bibendum!”, tradotto in “E ora beviamo!”. Da qui il nome Bibendum attribuito all’Omino Michelin. Il primo manifesto pubblicitario uscì dunque nel 1898.

Il successo fu immediato. Allora O’Galop venne incaricato di battere il ferro finché è caldo (ma in retrospettiva non c’erano pericoli che potesse raffreddarsi), moltiplicando le variazioni sul tema. Bibendum diventò il protagonista di una serie a fumetti, “Vita e avventure del celebre Bibendum”. Praticamente un precursore di tutti i personaggi che nei decenni successivi svilupparono il medium fumetto, da Mickey Mouse a Superman, da Batman a Donald Duck.

L’Omino Michelin deve il proprio successo duraturo alla capacità di adattarsi ai mutamenti delle condizioni sociali. Il primo Bibendum rispecchiava la classe aristocratica e ricca a cavallo tra XIX e XX secolo, l’unica che potesse permettersi un bene di lusso come l’automobile. Ma col passare delle decadi e l’ampliamento della base di clientela delle vetture, il personaggio accantonò i simboli snob: monocolo, sigaro e anello. Anche perché all’aumentare delle dimensioni della Michelin, azienda sempre più internazionale, diventava necessario che anche la sua mascotte si “democratizzasse”.

Allora l’Omino ha assunto un’aria più umana e amichevole. Non era più l’eroe avventuroso d’inizio secolo; si era trasformato in un amico pronto ad assistere il viaggiatore, prodigo di consigli sulla guida e, naturalmente, sulla migliore gestione degli pneumatici.

Nel 1952 lo fecero addirittura sposare. L’idea era promuovere il recente pneumatico radiale, rinforzato da fili d’acciaio, inventandosi un matrimonio tra la gomma e il metallo. Bibendum è quindi sempre rimasto giovane e attuale. Oggi le sue forme sono ancora più dinamiche e umane. Ma sempre, inconfondibilmente, simpatiche.

(foto sito Michelin)

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