polizia stradale
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Il 26 novembre 2017 la Polizia stradale celebra i suoi 70 anni di attività. Si tratta certamente di una ricorrenza positiva per la popolazione, senza ironia. E’ vero, gli agenti della Stradale sono anche quelli che fanno le multe, però riflettiamo un momento: quante volte, vedendo per strada qualcuno che guida in modo incosciente quando non direttamente criminale, ci lamentiamo perché non c’è una pattuglia proprio in quel momento e in quel luogo a fermare il pazzo prima che uccida qualcuno? E se abbiamo un problema importante in autostrada o in qualche statale, chi ci può dare assistenza rapida, indipendentemente dal fatto di avere o no pagato una polizza o un abbonamento per un carro attrezzi? I Vigili urbani che staccano alle 20 o quelli che certi sindaci (la maggior parte) obbligano a restare nei comandi per compilare i lucrosi verbali degli autovelox? I Carabinieri sempre meno numerosi e presi da mille incombenze in ogni dove? Se vi è mai capitato di restare bloccati per strada in un incidente, senza potervi muovere, mentre il resto del traffico continua a sfrecciare intorno a voi, sapete cosa significa.

Polizia stradale

Gli agenti della Polizia stradale, come i loro colleghi delle altre forze dell’ordine, fanno un lavoro pesante, estremamente pericoloso e pagato quattro soldi. Rischiano la vita ogni giorno per proteggere noi cittadini, ma spesso ce la prendiamo con loro per le varie inefficienze e disfunzioni della pubblica amministrazione, causate invece dai soliti noti che ci dissanguano con le tasse unicamente per riempire le tasche di se stessi e delle loro clientele. Questo articolo vuole essere un breve omaggio alle migliaia di agenti che macinano chilometri in continuazione per rendere le strade un luogo più sicuro o meno pericoloso, e ai troppi di loro, diverse centinaia, che hanno perso la vita in servizio. Per noi.

La Polizia stradale è un servizio della Polizia di Stato e dipende quindi dal ministero dell’Interno. Il suo ordinamento attuale è stato formalizzato tramite il decreto legislativo del 26 novembre 1947, firmato dall’allora capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, e dal capo del Governo, Alcide De Gasperi. La giovane Repubblica italiana non aveva ancora un anno e mezzo e si era ancora nel pieno della ricostruzione post-bellica e della riorganizzazione dello Stato. La stessa Costituzione era ancora in fase di rifinitura, l’Assemblea costituente l’avrebbe approvata il mese successivo.

Il decreto sulla Polizia stradale si era reso necessario perché la circolazione dei veicoli privati si stava lentamente riprendendo, parallelamente alla ricostruzione delle strade stesse; serviva un’organizzazione differente, che seguisse innanzitutto i nuovi principi democratici, mentre quest’attività era stata fino a quel momento inquadrata nella mussoliniana Milizia della strada, creata nel 1928. Servivano anche mezzi e uomini. Gli agenti si arrangiavano come potevano, usando per il servizio Jeep abbandonate dall’esercito americano, auto catturate negli ultimi giorni di guerra ai tedeschi in fuga, divise messe insieme come capitava. Ci si arrangiava, insomma. Addirittura non era raro osservare una pattuglia in servizio su una grossa cabriolet raccattata chissà dove.

La riorganizzazione e il nuovo ordinamento della Polizia stradale furono naturalmente il risultato del lavoro di molte persone ma la spinta maggiore, quella decisiva, fu merito del generale Mario De Benedittis. Nato a Lucera (Foggia) nel 1917, tenente nel Regio Esercito, fu uno dei 44 eroi di Unterlüss.

Ritracciamo brevemente questo episodio poco noto, come tutti quelli che riguardano i soldati in divisa che continuarono a combattere contro i nazifascisti, perché la retorica successiva ha sempre cercato di far credere, e lo fa ancora oggi, che la liberazione nazionale sia stata un merito esclusivo dei partigiani. Dopo l’8 settembre 1943 gli ufficiali e soldati italiani caduti nelle mani dei tedeschi che rifiutarono di aderire alla RSI di Mussolini vennero internati nei campi di concentramento. De Benedittis venne spedito all’Oflag 83 di Wietzendorf, in Bassa Sassonia.

Qui per il persistente rifiuto di collaborare da parte degli italiani, le SS decisero di fucilare 21 prigioneri scelti a caso. Allora 44 ufficiali italiani si offrirono di prendere il posto dei loro compagni; di questi 44 ufficiali faceva parte anche De Benedittis. Le SS decisero di non fucilarli e li mandarono invece al campo di Unterlüss, uno dei peggiori, dove vennero destinati a durissimi lavori forzati e torture. Sopravvissero in 38. Il campo venne liberato il 9 aprile 1945.
Al ritorno in Patria De Benedittis fu incaricato dalle autorità militari di costituire (insieme al tenente e compaesano Mario Forcella, un altro dei 44 eroi, reduce dallo stesso lager) i primi reparti della Polizia stradale. A tutti gli effetti pratici, De Benedittis può esserne considerato il fondatore. Sua anche l’ispirazione per il celebre logo del Centauro alato, lo scudetto che ogni agente porta sulla manica sinistra della propria divisa. De Benedittis è morto nel 2012.
Parallelamente alla costituzione nel 1947 del nuovo servizio venne anche costituito il CAPS, Centro addestramento Polizia stradale, a Cesena, dove tutti gli agenti avviati a questo ruolo ricevono la formazione specifica. Erano anni eroici, in tutti i sensi. Le auto in dotazione, come abbiamo visto, erano pochissime. In larga parte l’attività della Stradale era svolta a bordo di motociclette. Che non erano più le Moto Guzzi dell’anteguerra e non ancora quelle che noi abbiamo imparato a conoscere successivamente. Si trattava di pessime moto inglesi e americane lasciate dalle forze alleate. Harley (lontane e poco somiglianti parenti delle Harley Davidson diventate poi celebri), Triumph, Norton e BSA.

In particolare queste ultime erano talmente difficili e pericolose da guidare che nell’ambiente la sigla veniva interpretata con humor caustico “Basta Saperci Andare”. Negli anni ’50 tornarono le Guzzi al posto che competeva loro. Ma anche la produzione automobilistica riprese e le forze dell’ordine furono dotate di mezzi adeguati. Ricordiamo l’Alfa Romeo 1900 delle questure, nera, la prima Pantera. Poi tante Fiat 1100, la Giulietta, la leggendaria Giulia e così via. Fino ad arrivare alla fiammante Lamborghini Huracàn di oggi, donata alla Stradale dalla casa di Sant’Agata Bolognese.

Oggi circa 12.000 agenti della Polizia stradale, uomini e donne, devono quotidianamente suddividersi in 1.500 pattuglie per coprire i settemila chilometri della rete autostradale (di competenza esclusiva) e ben 450mila Km fra superstrade e strade statali. Oltre 42 milioni di veicoli per una delle circolazioni più caotiche d’Europa. Sempre al nostro servizio. (leggi anche qui)

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