Autobianchi Bianchina: ingiusto ricordarla solo come l’auto di Fantozzi

Bianchina
Il 16 settembre 1957 veniva presentata la Bianchina. Fu una sofisticata city car, non solo la vettura di Fantozzi. Ecco la storia.

La reputazione conta molto. A volte però è immeritata, perfino calunniosa, al punto da far dimenticare le qualità o i meriti. E’ quanto accaduto, parzialmente, alla Bianchina, tecnicamente Autobianchi Bianchina, la cugina snob della Fiat 500 che, al pari di quest’ultima, compie 60 anni, per la precisione il 16 settembre.

Infatti il 16 settembre 1957 quell’originale vetturetta venne presentata ufficialmente al Museo della scienza e della tecnica di Milano. Solo due mesi prima venne inaugurata la collega di Mirafiori. Perché la Bianchina era lombarda, almeno in parte. Abbiamo parlato di pessima reputazione a causa del cinema. Lo sanno tutti, i film con Paolo Villaggio, tutti usciti quando la vettura aveva già terminato la propria vita produttiva. Purtroppo, per chiunque non sia vissuto negli anni in cui quell’auto circolava per le strade, la Bianchina resta irrimediabilmente la macchina di Fantozzi.

Bianchina: non solo l’auto di Fantozzi

Le viene associata un’immagine ridicola e fuorviante, appartenente alle sventure del personaggio cinematografico ma lontane dalla realtà della vettura che invece conobbe un discreto successo. Soprattutto, la sua vera anima era quella di sofisticata city car per giovani alla moda, piccola ma raffinata. Ripercorriamone allora brevemente la storia.

La storia

Dobbiamo tornare indietro fino al 1955. Quell’anno fu fondata l’Autobianchi. Era una società nata per volontà del commendator Giuseppe Bianchi, figlio di Edoardo, proprietario dell’omonima e celebre azienda produttrice di biciclette, e del suo direttore generale, Ferruccio Quintavalle. La Bianchi voleva entrare nel mercato automobilistico ma le sue dimensioni non erano tali da consentirne la sopravvivenza.

Da qui l’idea di Quintavalle di convincere Fiat e Pirelli a creare una società alla pari per costruire vetture particolari, in piccola serie. La Fiat ci avrebbe messo le competenze tecniche e la maggior parte della meccanica, Pirelli si sarebbe occupata delle questioni amministrative (oltre a fornire i pneumatici, naturalmente) e Bianchi il sito produttivo, cioè la fabbrica di Desio, tra le porte di Milano e l’inizio della Brianza. Vantaggi per tutti: Fiat disponeva di un banco di prova per iniziative slegate dalla grande serie senza coinvolgere il proprio marchio, Pirelli ampliava il proprio mercato nelle gomme e Bianchi diventava una marca di auto impiegando solo una frazione degli altrimenti esorbitanti capitali necessari.

Autobianchi: la produzione automobilistica

Dopo una breve attività iniziale con autocarri e mezzi militari, si decise di cominciare la produzione automobilistica vera e propria. Fin dall’inizio del progetto per la Fiat 500 furono avviati parallelamente i lavori per la sua versione di lusso, appunto la Bianchina. La meccanica era esattamente e interamente quella della 500, per cui motore e trazione posteriori, progettati da Dante Giacosa. La carrozzeria fu invece opera di Luigi Fabio Rapi, disegnatore Fiat.

Bianchina Trasformabile

Il primo modello si chiamava Bianchina Trasformabile; era una convertibile, cioè una coupé decappottabile. Le forme erano allungate e piuttosto dinamiche, certamente figlie di quell’epoca, soprattutto nella caratteristica coda con quelle pinne che richiamavano le berlinone americane, Cadillac in primis. Gli interni, altra differenza fondamentale con la spartana 500, erano molto curati e relativamente ricchi, almeno per quei tempi.

Il prezzo rifletteva tutto l’insieme: 565.000 lire, il 15% in più della 500 (490.000 lire) e molto vicino alla più grande 600, che ne costava 595.000. Per una macchinetta dalle dimensioni mignon, secondo gli standard odierni: lunghezza 3020 mm, larghezza 1340 mm, altezza 1320 mm, peso 530 Kg. Nemmeno una Smart è così piccola. Il motore da 15 cavalli bastava a spingerla fino a 90 Km/h.

Nonostante il prezzo non esattamente popolare la Bianchina conobbe un ottimo successo iniziale, andò molto meglio della più economica 500. Perché la Bianchina si rivolgeva ad un pubblico benestante e aveva dotazioni di pregio, in senso relativo, quindi venne apprezzata subito; invece la prima 500 si proponeva come auto economica accessibile a tutti, però offriva troppo poco e venne giudicata costosa. C’è sempre una netta differenza fra prezzo e valore: quando il primo supera eccessivamente il secondo, beni o servizi vengono rifiutati dai compratori, quando possono scegliere.

Sulla scia del successo iniziale, ben 11.000 esemplari nel primo anno, la Bianchina Trasformabile venne affiancata presto da Bianchina Berlina, Bianchina Cabriolet, Bianchina Panoramica (una via di mezzo tra monovolume e station wagon in miniatura, quasi identica alla 500 Giardiniera) e la versione commerciale furgonata, appunto Bianchina Furgoncino.

Bianchina: oltre 300.000 esemplari

La Bianchina ebbe una vita abbastanza lunga per gli standard dell’epoca: fu infatti prodotta fino al 1969 in oltre 300.000 esemplari. Un successo notevole per un modello di piccola serie. Era l’auto giusta al momento giusto per il pubblico giusto, l’inizio del boom economico, la macchina per i figli dei dirigenti, in particolare la Cabriolet, per godersi la vita che in quegli anni ben altro cinema immortalò come “Dolce vita”. Poi arrivò Fantozzi, il primo film uscì nel 1975, e ne distrusse completamente la reputazione. Un epilogo decisamente ingiusto.

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