Pirelli anniversario: una storia magica cominciata a Pechino

La presenza della Pirelli nel motorsport ha radici lontane, risalgono a ben 110 anni fa. Tutto cominciò a Pechino, il 10 giugno 1907, 8 del mattino: quel lunedì prese il via il raid automobilistico Pechino-Parigi, una sfida massacrante che mise a dura prova la resistenza di mezzi e uomini.

Tra i cinque equipaggi che si schierarono sulla linea di partenza ci fu anche un gruppetto d’italiani: il principe Scipione Borghese, l’autista e meccanico Ettore Guizzardi e Luigi Barzini, inviato speciale del Corriere della sera. I tre viaggiarono a bordo di un’Itala 35/45 HP gommata appunto Pirelli. Fu proprio quella massacrante impresa, conclusa con la vittoria esattamente due mesi dopo (e venti giorni di distacco sul secondo arrivato), il 10 agosto, a segnare la prima partecipazione del costruttore milanese di pneumatici ad un evento sportivo.

Pirelli anniversario

Da allora molta acqua è passata sotto i battistrada e tanta gomma è stata spalmata su asfalti e terreni di tutto il mondo, sempre alla ricerca di quel grip supplementare che poteva fare la differenza fra vincere o perdere, fra una perfetta entrata in curva o una disastrosa uscita di pista. La Pirelli ha conquistato un posto di rilievo nell’élite dell’industria automobilistica e motociclistica mondiale anche in virtù del più che secolare lavoro compiuto nelle competizioni di ogni categoria; perché, come amava ripetere Enzo Ferrari, uno dei primi a capirlo, le corse insegnano a costruire bene le automobili. E i pneumatici sono per qualsiasi veicolo un organo indispensabile: l’unico punto di contatto col suolo, il primo componente dal quale dipende la sicurezza dei suoi occupanti e delle persone circostanti; il primo elemento che consente all’automobile di assolvere alla sua primaria funzione, quella che ne definisce l’esistenza: muoversi.

Pirelli vincente da subito

Pirelli fu quindi subito vincente e non si trattò solo di un episodio isolato e anomalo come quel raid. Il decennio successivo vide una serie di successi abbastanza costante. Ricordiamo di questo periodo la Targa Florio del 1913 con Felice Nazzaro al volante di un’auto da lui costruita. Dopo la guerra passiamo al 1922 e al primo Gran Premio sulla nuovissima pista di Monza. Pneumatici Pirelli Superflex Cord equipaggiavano le prime due vetture al traguardo, entrambe Fiat 804, condotte da Pietro Bordino (vincitore) e Nazzaro.

Il binomio con Alfa Romeo

Nel 1924 venne inaugurato il binomio con l’Alfa Romeo che condusse ad un’alluvione di vittorie per molti anni: dalla P2 di Giuseppe Campari e Antonio Ascari alla 6C 1750 di Tazio Nuvolari: successi a profusione in pista e su strada. Le gomme degli anni Trenta portavano il nome di Stella Bianca. Le affermazioni arrivarono anche tra le moto con pneumatici Monocord e l’abilità di piloti quali Piero Taruffi.

Altra guerra, altre distruzioni. Negli anni ’50 Pirelli fa muovere i primi campioni del mondo di Formula 1: Nino Farina e Juan Manuel Fangio su Alfa, Alberto Ascari su Ferrari; pneumatici Stella Bianca, Stelvio e il celebre Cinturato. Ma l’azienda della P lunga guardava anche oltre le monoposto. A proposito, una digressione: da dove arriva quel celebre logo? Venne ideato nel 1908 dal rappresentante commerciale di New York, per catturare visivamente l’attenzione in un mercato già altamente concorrenziale. La P lunga divenne presto un simbolo che identificava l’azienda così bene che Piero e Alberto Pirelli (i figli del fondatore Giovan Battista, dal 1904 al vertice della compagnia) la usarono per la propria firma, anche e soprattutto sui documenti ufficiali.

Le corse

Torniamo alle corse. Ormai la Pirelli era diventata un attore primario di livello mondiale e voleva espandersi nel ricco settore delle auto sportive. Intensificando la partecipazione alle competizioni stradali e di durata, su vetture molto simili a quelle di serie, sarebbero arrivati importanti ritorni tecnologici e d’immagine. Così nel 1954 arrivò la prima vittoria alla 24 ore di Le Mans, insieme alla Ferrari 375MM Plus di José Froilán González e Maurice Trintignant.

Nel 1957 Fangio regalò alla Pirelli e alla Maserati la 12 ore di Sebring e il proprio ultimo titolo mondiale in Formula 1. Quell’anno l’azienda milanese concluse la propria esperienza nella massima serie delle monoposto.
Negli anni Settanta la P lunga mise la sua impronta, in tutti i sensi, nei rally. Qui esordirono due prodotti che hanno letteralmente fatto la storia delle corse ad ogni livello: il P7, primo pneumatico ribassato, e il P Zero. Parliamo di centinaia di successi.

Dalla prima vittoria con la Fiat 124 Abarth di Achim Warmbold (copilota Jean Todt) ai trionfi delle Lancia, la Stratos di Sandro Munari e la 037 di Markku Alen, per arrivare alla Citroën di Sébastien Loeb. Poi moto da cross, enduro e superbike, passando da un breve ritorno in Formula 1 fra il 1984 e il 1991.

Siamo arrivati al giorno d’oggi, dove l’impegno principale è nuovamente in Formula 1, questa volta come fornitore unico. Sempre pneumatici P Zero, i quali ora corrono verso il futuro.

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