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Marlon Brando: indimenticato gigante del cinema

Marlon Brando
Un gigante del cinema mondiale: Marlon Brando e la sua incredibile carriera, che ha rischiato di finire molto presto. La vita di un attore straordinario.

Marlon Brando Jr. nasce il 3 aprile del 1924 a Omaha, in Nebraska. Terzogenito dell’imprenditore Marlon Brando Sr. e Dorothy Julia, dall’età di undici anni vive insieme alla madre e le sorelle (in seguito al divorzio dei genitori) e frequenta successivamente la “Libertyville High School” (in Illinois) e la “Shattuck Military Academy” del Minnesota. Nel 1943, Marlon si trasferisce a New York per studiare arte drammatica presso l’istituto “The Dramatic Workshop”. L’anno seguente, Brando debutta a Broadway con la commedia “I Remember Mama” di John Van Druten, ed interpreta poco dopo il ruolo di giovane eroe, nel dramma politico “A Flag is Born” di Ben Hecht. Marlon Brando frequenta inoltre l’Actor’s Studio di Lee Strasberg prima di diventare famoso grazie all’opera teatrale “Un tram che si chiama Desiderio” di Tennessee Williams. Nel 1950, Brando debutta anche al cinema nel ruolo di un reduce paraplegico della Seconda Guerra Mondiale: si tratta della pellicola “Il mio corpo ti appartiene”, uno dei migliori dieci film dei primi anni 50’. (qui il sito ufficiale di Marlon Brando)

Marlon Brando: il grande passo

L’interesse suscitato da Marlon Brando sul palco teatrale spinge Elia Kazan a realizzare una produzione cinematografica dello spettacolo “Un tram che si chiama Desiderio” con il solito Brando/Kowalski consacrato come un duro sex symbol, a fianco del premio Oscar Vivien Leigh. Nel 1952, il giovane è il rivoluzionario Emiliano Zapata (de “Viva Zapata!”) e nel 1953, l’icona storico/romana di Marco Antonio (del film “Giulio Cesare”) prima di “trasformarsi” in un ribelle appassionato di motocicletta ne “Il selvaggio” (1954).

Il successo

Verso la metà degli anni 50’, l’interpretazione di Terry Malloy nella pellicola “Fronte del porto” vale a Marlon Brando il primo premio Oscar come miglior attore protagonista, oltre ad un’impronta importante nel mondo della storia della cinematografia mondiale. Continuano i successi e le grandi interpretazioni: dopo essere divenuto Napoleone Bonaparte in Désirée (1954) ed aver preso parte al suo ultimo musical (Bulli e pupe del 1955) Brando è anche il reduce della guerra giapponese de “La casa da tè alla luna d’agosto”(1956), ufficiale d’aviazione statunitense (Sayonara, 1957) e biondo soldato tedesco del film “I giovani leoni” (1958). Nel 1961, Marlon Brando si cimenta alla regia de “I due volti della vendetta” prima di tornare a recitare, nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian de “Gli ammutinati del Bounty” (1962) e partecipare a decine d’iniziative sociali e morali come la marcia per i diritti civili. Anche tre insuccessi commerciali colmano gli anni 60’ di Brando, un uomo in cerca della ribalta con il ruolo di sceriffo ne “La caccia” (1966), con la partecipazione a “La contessa di Hong Kong” (a fianco di Sophia Loren) e nei successivi “Riflessi in un occhio d’oro” (1967), “Candy e il suo pazzo mondo” (1968) e “Queimada” (1969).

La definitiva consacrazione

La carriera di Brando sembra destinata inevitabilmente a crollare; ma nell’anno 1972 grazie a “Il padrino” di Francis Ford Coppola, l’attore che a tutti mancava torna più forte che mai, nell’insolita veste di Don Vito Corleone: il successo è stratosferico. L’ennesimo passo nella storia è compiuto successivamente dal Brando protagonista di ”Ultimo tango a Parigi” (1972) e Colonnello Walter E. Kurtz del meraviglioso “Apocalypse Now” (1979).

La morte di Marlon Brando

Dopo aver abbandonato parzialmente la carriera di attore, dedicandosi a sole ed uniche uscite in cameo, Marlon Brando scompare il primo luglio del 2004 al Centro Medico dell’UCLA di Westwood: ricoverato per via di un enfisema polmonare che lo affliggeva da tempo, viene dichiarato ufficialmente deceduto per via di una crisi respiratoria e cremato successivamente, per sua esplicita volontà.

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[Photo by Pixabay.com]

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