Zagato

Leggera e aerodinamica, l’essenza di un’auto sportiva. Banale dirlo oggi ma nel 1919, l’anno in cui venne fondata la Zagato, si trattava di un’idea decisamente innovativa, per non dire rivoluzionaria. Da quel primo dopoguerra in cui un giovane di umili origini decise di mettere a frutto l’esperienza acquisita durante il conflitto lavorando nel nascente settore aeronautico, sono passati 100 anni cadenzati da numerose vetture vincenti nelle corse e bellissime sulle strade. Buon compleanno, Zagato.

Ugo Zagato, il fondatore

Partiamo dalla vicenda di Ugo Zagato. Egli nacque il 25 giugno 1890 a Gavello, piccolo comune del Veneto; ultimo di sei figli, famiglia contadina povera, il padre era già morto. Fin da piccolo mostrò un acceso interesse per la meccanica e i mezzi di trasporto. All’età di 15 anni si trasferì in Germania, a Colonia, dove trovò lavoro come operaio in una fonderia. Dopo quattro anni tornò in Italia, richiamato per il servizio militare. Trasferitosi in Lombardia dopo il congedo, cominciò a lavorare in una carrozzeria di Varese recentemente convertitasi alle automobili. Nel frattempo frequentava un corso serale di disegno industriale. Allo scoppio della prima guerra mondiale Ugo, diventato un valente capo officina, non venne inviato al fronte ma assegnato alla fabbrica di aeroplani Pomilio, dove apprese nozioni di aerodinamica e tecniche costruttive con materiali leggeri. Competenze che Zagato mise a frutto subito dopo il conflitto, fondando nel 1919 la carrozzeria che portava il suo nome; l’officina si trovava a Milano in corso Sempione.

Leggere e veloci, le Zagato da corsa

A quell’epoca le automobili venivano vendute col solo telaio, il cliente sceglieva il carrozziere a cui rivolgersi. Forte della propria esperienza aeronautica, Zagato si fece presto un nome per la leggerezza delle vetture da lui vestite, fattore fondamentale per i clienti sportivi. Fu uno dei primi ad abbandonare il legno, preferendo utilizzare l’acciaio per la struttura della scocca e l’alluminio per il rivestimento esterno, proprio come la fusoliera di un aereo.

La svolta arrivò nel 1925, quando cominciò la collaborazione con l’Alfa Romeo per carrozzare le sue auto da corsa. Il direttore tecnico del Portello, Vittorio Jano, commissionò ad Ugo Zagato una carrozzeria leggera per la nuova 6C 1500. E leggera fu, quindi velocissima. Arrivarono vittorie a ripetizione, in particolare alla Mille Miglia, vinta per quattro volte fino al 1933. Alla 6C 1500 seguì la 6C 1750, sempre baciata dal successo. Negli anni Trenta la carrozzeria milanese raffinò le sue forme, spingendo sull’aerodinamica. Zagato era diventato un nome importante nel mondo delle corse, tanto da vestire ben 36 vetture alla Mille Miglia del 1938. Nel 1943 l’officina fu distrutta da un bombardamento, quindi Zagato aprì un’altra sede a Saronno, accanto alla fabbrica dell’Isotta Fraschini, per la quale forniva carrozzerie ad autocarri e veicoli militari.

Finita la guerra, tornò a Milano, aprendo una nuova fabbrica accanto al Portello. In quel periodo il principale disegnatore della Zagato, Luigi Rapi, sviluppò un nuovo concetto stilistico, definito panoramico. Superfici vetrate più ampie per dare maggiore visibilità e ariosità alle vetture; ma sempre mantenendo la tipica leggerezza, ricorrendo ad un materiale sostitutivo del vetro: il plexiglass. Il primo esempio fu la Ferrari 166 Mille Miglia del 1949, la prima vera coupé di Maranello.

Da Ugo ad Elio, gli anni ’50 e ’60

Zagato
Elio Zagato e la donna pilota Ada Pace nel 1961

Elio Zagato, primogenito di Ugo, nacque nel 1921. Accanto all’apprendistato nell’azienda di famiglia intraprese una lunga carriera come pilota dilettante nelle corse di tipo gran turismo, categoria nata proprio negli anni ’50. Queste competizioni costituivano anche un notevole mercato per la Zagato. Infatti si trattava di vetture adatte ad essere guidate tutti i giorni su strada, per poi correre nei weekend. Ormai la carrozzeria milanese era un punto di riferimento internazionale, molte delle maggiori case le affidavano commesse: Alfa Romeo, Fiat, Maserati, Lancia, Aston Martin, Jaguar, Abarth e Ferrari. Tra le auto maggiormente rappresentative di questo periodo ricordiamo Fiat 8V, Ferrari 250 GT Zagato, Alfa Romeo 1900 Super Sport Zagato Coupé, Maserati A6 G/54 2000, Alfa Romeo Giulietta SZ, Lancia Appia GT, Lancia Flaminia Sport.

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Alfa Romeo Giulietta SZ Coda Tronca – 1960

Elio Zagato assunse gradualmente la conduzione dell’azienda a partire dalla metà degli anni ’50. Nel 1962, all’apice dell’espansione, ne diventò il direttore. Il padre Ugo si ritirò; malato di cuore, morì il 31 ottobre 1968. Il 1962 fu importante anche perché vide il trasferimento della Zagato dalla storica sede del Portello a Terrazzano, una frazione di Rho, dove ancora oggi opera l’atelier: più grande e sempre dirimpettaia dell’Alfa Romeo che quell’anno si trasferì ad Arese. Negli anni ’60 proseguì l’opera di affinamento cominciata nel decennio precedente. Tra i principali elementi stilistici che andavano affermandosi nelle auto carrozzate dalla Zagato, si notano il parabrezza ricurvo della Lancia Flavia Sport, la coda tronca dell’Alfa Romeo Giulia TZ oppure le due gobbe sul tetto su diversi modelli. Oltre alla fantastica TZ, vincitrice delle più importanti classiche come 24 ore di Le Mans, Targa Florio e 12 ore di Sebring, l’auto che meglio simboleggia quella decade è forse l’altrettanto favolosa Aston Martin DB4 GT Zagato del 1960; rarissima, venne costruita in soli 19 esemplari. Basta guardarla.

Dagli anni ’70 alla fine del secolo – Andrea Zagato

Zagato
Aston Martin DB4 GT Zagato, 1960

Negli anni ’70 le tendenze del design si spostarono dalle linee curve e dolci agli spigoli nervosi che proiettavano l’estetica nell’era contemporanea, agli albori della tecnologia informatica. Ricordiamo un esperimento di auto elettrica nel 1974, agli inizi della crisi petrolifera, la Zagato Zele  1000, un concept di microcar piuttosto scatoloso; il prototipo Aster su base Fiat 132; ma soprattutto la Lancia Beta Sport Spider, una collaborazione con la Pininfarina che aveva creato lo stile, mentre Zagato si occupava di tagliare e modificare le scocche che arrivavano da Chivasso. Arriviamo agli anni ’80, dove irruppe la progettazione informatica. Su tutte ricordiamo le serie speciali Aston Martin Vantage e Volante Zagato. Ma il simbolo della decade fu certamente la coupé Alfa Romeo SZ, parallelamente alla sorella spider RZ. Una delle prime auto ad essere progettata con i sistemi CAD/CAM. La SZ uscì nel 1989 e fu il primo lavoro importante di Andrea Zagato, figlio di Elio. Negli anni ’90 Andrea completerà la progressiva successione alla guida dell’azienda. Elio Zagato morì il 14 settembre 2009.

Da carrozzeria ad atelier: la Zagato oggi

Aston Martin DBS GT Zagato e DB4 GT Zagato replica – 2020

L’ultima decade del XX secolo vide l’affermazione delle produzioni modulari, piattaforme flessibili da cui potevano derivare modelli differenti. Ciò comportò il tramonto dei carrozzeri. La Zagato sopravvisse ma a prezzo di una profonda trasformazione. Niente più linea di assemblaggio, ma quasi un ritorno all’antico con la produzione di edizioni molto esclusive, composte da pochissimi esemplari. Da ricordare soprattutto la splendida Aston Martin DB7 Zagato del 2002, in cui si nota un ritorno alle linee dolci degli anni ’50 e ’60. Siamo ad oggi. Per celebrare il centenario, nel 2020 vedremo la  Aston Martin DBS GT Zagato Centenary: è in realtà una coppia di auto, perché si può ordinare solo in abbinamento alla replica della DB4 GT: solo 19 coppie verranno prodotte, alla bellezza di 6,75 milioni di euro. Torna la doppia gobba ma questa volta è in fibra di carbonio. Ieri, oggi e domani. (visita il sito ufficiale)

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