Il Signore degli Anelli

John Ronald Reuel Tolkien è entrato nella storia pubblicando il Signore degli Anelli. Un libro che è diventato una trilogia cinematografica, raduni annuali da parte dei fan dei personaggi della saga (in Italia è famoso Hobbiton), videogiochi e conferenze sull’argomento. Non poteva che essere altrimenti visto che Tolkien ha inventato un vero e proprio mondo, a cominciare dalla Terra di mezzo. Un mondo immaginario costituito da elfi, nani, hobbit, tutti minacciati dal Male, ossia lo stregone Sauron. Sarà Frodo, un hobbit, a guidare la compagnia dell’Anello alla riconquista di quelli del potere.

John Ronald Reuel Tolkien: il Signore degli Anelli

Effetti speciali spettacolari al cinema. L’autore del romanzo, invece, di nazionalità inglese ma di origine sudafricana, mischia l’antica mitologia scandinava con i suoi studi di filologia. E inventa una lingua artificiale, ispirata al finlandese e chiamata quenya, che viene definita pure lingua elfica.

Il libro è stato pubblicato nel 1954 (29 luglio) da George Allen & Unwin, in tre tomi. La compagnia dell’anello, Le due torri e il Ritorno del re. Uno spezzettamento dovuto alle difficoltà di reperire la carta e per tenere basso il prezzo dell’opera. Che verrà tradotta in trentotto lingue, fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per la letteratura di fantasia. (Wikipedia)

Tutti pazzi per la trilogia

Dicevamo del cinema e dei videogiochi, ma pure il teatro. I giochi di ruolo. Insomma, Il signore degli anelli ha coinvolto moltissimi settori. Sul grande schermo, è stato il regista neozelandese Peter Jackson a trasporre i tre libri, dal 2001 al 2003, portando a casa 17 premi Oscar. Il terzo capitolo, grazie a 11 statuette, è diventato la pellicola con il maggior numero di premi Oscar, eguagliando due kolossal come Ben-Hur e Titanic. Prima della saga di Harry Potter, l’opera di Jackson ha portato al cinema gente mascherata ora da elfo, ora da nano, ora da hobbit. Un fenomeno di costume che, tra l’altro, ha avuto il merito di far riscoprire un’opera di cinquant’anni prima.

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