Mahatma Gandhi

Mohandas Karamchand Gandhi nasce il 2 ottobre del 1869 a Porbandar, cittadina indiana dello Stato di Gujarat. Figlio di una famiglia di mercanti, frequenta gli studi superiori presso Rajkot e sposa Kasturba, una ragazza di modeste condizioni economiche: è il 1882, entrambi sono adolescenti.

Mahatma Gandhi: la vita

In seguito alla morte del padre, l’allora diciottenne Mahatma Gandhi si trasferisce in Inghilterra per studiare da avvocato presso la “University College” di Londra. Terminati i suoi esami di giurisprudenza esso fa ritorno in India, più precisamente a Bombay, dove inizia a lavorare ed apprende l’improvvisa dipartita della madre.

Acculturato e intelligente, il giovane Gandhi è incaricato per conto della ditta indiana Dada Abdullah & C. di difendere una causa in Sudafrica: in questo luogo esso viene direttamente in contatto con l’apartheid e il pregiudizio razziale, due terribili discriminazioni che plasmano (e plasmeranno) il suo carattere ed i suoi successivi obbiettivi politici.

Iniziali proteste e nuova vita spirituale

I continui soprusi cui Mahatma Gandhi e tutti gli altri cittadini indiani del Natal vengono continuamente sottoposti, convincono l’avvocato a contattare più volte la stampa e ad enunciare il suo primo discorso pubblico, nel corso di una petizione scaturita dal dissenso.

Nel 1893 Gandhi fonda il “Natal Indian Congress”, un’organizzazione adibita al supporto politico della comunità indiana. In seguito ad un’illuminante e profonda scoperta dell’induismo, esso decide di trasferirsi (insieme a famiglia e collaboratori) in una fattoria, dove inizia a praticare uno stile di vita monastico che comprende povertà volontaria, lavoro manuale e soprattutto preghiera. Nel 1906 Gandhi decide di rinunciare anche ai piaceri della carne attraverso il voto di castità e pratica il digiuno insieme ad attività umane riservate alla casta degli intoccabili.

Satyagraha e ribellione verso il colonialismo

Nel 1905, il Congresso Indiano decide di rispondere per la prima volta all’impero coloniale britannico attraverso il boicottaggio di tutte le merci importate. L’11 settembre dell’anno seguente, nasce a Johannesburg la cosiddetta “satyagraha” di Mahatma Gandhi, una parola che invita i manifestanti ad esporre la propria voce con grande determinazione, ma senza ricorrere alla violenza e rispettando le possibili sanzioni e/o  punizioni ricevute.

Nei sette anni seguenti si manifestano scioperi, lotte, prigionie e persino esecuzioni da parte delle autorità ai danni del popolo originario di Cina ed India, che ottiene infine la libertà del matrimonio misto e l’abolizione della tassa di tre livre (sei mesi di salario) imposta a tutti i cittadini desiderosi di divenire lavoratori liberi.

Nel 1914, Gandhi decide di trasferirsi definitivamente in India e di percorrere il paese in treno per comprendere la condizione dei villaggi: una nuova campagna di satyagraha si manifesta nel Champaran, luogo in cui organizza la disobbedienza civile dei contadini nei confronti dei grandi proprietari terrieri.30

Cinque anni dopo, Mahatma Gandhi entra a far parte (e diventa successivamente presidente) del partito del Congresso Nazionale Indiano, collaborando all’alleanza con il Movimento Khalifat: secondo Mahatma Gandhi, l’Impero Ottomano doveva sopravvivere come strumento di ostacolo all’egemonia britannica.

Aumenta il fermento, ed è sempre più grande la fama e il successo dell’azione politico-spirituale di Gandhi, inevitabilmente però sorgono anche le prime incomprensioni con il popolo sfociate nella violenza. Nel febbraio del 1922, presso la città di Chauri Chaura, un corteo di manifestanti massacra ed arde vivi 22 poliziotti, la risposta di Gandhi a questo avvenimento non può che dichiararsi negativa: coerente col suo messaggio, decide di digiunare per cinque giorni e dopo essere arrestato e processato con l’accusa di sovversione, si dichiara colpevole ed invita il giudice a condannarlo con il massimo della pena. Nel 1924 Gandhi viene rilasciato e dopo aver indetto iniziative a favore degli intoccabili, si dedica alla sua personale autobiografia. (Gandhi: altre info su history.co.uk)

Contributo all’indipendenza, il Quit India

Nel dicembre del 1928 decide di appoggiare la risoluzione del congresso di Calcutta, che consiste nella richiesta al viceré Lord Irwing di concedere all’India lo statuto di protettorato o di far fronte ad una campagna di nonviolenza per ottenere l’indipendenza.

Il governo britannico decide di non concedere al paese lo statuto, il Congresso Indiano dichiara il Purna Swaraj completamente indipendente ed il 31 dicembre del 1929 viene issata per la  prima volta la bandiera indiana. Il successivo 26 gennaio 1930, viene celebrato dal Partito del Congresso Indiano il primo giorno d’indipendenza dell’India.

Nel marzo del 1930 ha nuovamente inizio la campagna satyagraha di Mahatma Gandhi: questa volta protagonista è la tassazione, incomincia la famosa “Marcia del sale” ed il leader viene nuovamente arrestato. In seguito alla sua liberazione, il governo britannico decide di negoziare con esso e la protesta si rivela (anche stavolta) vincente. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale, il movimento di Mahatma Gandhi decide di concentrarsi sull’indipendenza della nazione e sull’abbandono autoritario da parte dei britannici: ha inizio la campagna “Quit India”, con conseguenti arresti di massa e violente repressioni autorizzate dagli ufficiali di sua maestà.

Tutti gli indiani e membri del Congresso adottano la disciplina e l’ahimsa fino al nuovo arresto di Mahatma Gandhi, avvenuto il 9 agosto del 1942 a Bombay: nel corso della prigionia, il leader politico e spirituale decide di digiunare per ventuno giorni in seguito alle violenze commesse dalla resistenza popolare.

Mahatma Gandhi viene assassinato

Al termine della guerra, il nuovo Primo Ministro britannico Clement Attlee annuncia il passaggio di potere agli indiani ed il viceré Wavell incarica Jawarhallal Nerhu di formare un governo interno all’India indipendente. In quello stesso periodo, la Lega Musulmana decide di istituire la nazione islamica del Pakistan: hanno inizio le tensioni politiche e la guerra religiosa tra le due fazioni, è il 1947. Inevitabilmente Mahatma Gandhi decide di opporsi nuovamente, anche a questo duro scontro tra le comunità: per questo motivo, il 30 gennaio del 48 a New Dehli, viene assassinato con tre colpi di pistola dal fanatico indù radicale Nathuram Godse.

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