Codice a barre
Il brevetto del codice a barre viene depositato il 7 ottobre del 1952. Il merito è degli ingegneri Norman Joseph Woodland e Bernard Silver. Nasce quel giorno l’insieme di simboli grafici che, oggi, codifica una serie di informazioni leggibili soltanto con specifici laser.
I due inventori, quando hanno l’idea, stanno ancora frequentando l’università di Drexel. L’ispirazione arriva dal titolare di un’impresa alimentare, il 7 ottobre del 1948; questi segnala la necessità di automatizzare e velocizzare le operazioni di cassa.
I primi esperimenti prendono come esempio il Codice Morse, declinato in senso verticale, delineando barre strette e barre larghe. In un secondo tempo, si passa a un sistema a barre ovali ed è questo che viene brevettato.
Come dispositivi di lettura, all’inizio furono utilizzati i fotomoltiplicatori, che già leggevano le bande audio dei film. Non erano molto pratici a causa dell’eccessivo rumore dei dispositivi termoionici, del calore generato dalla lampada utilizzata per l’illuminazione e del peso dell’insieme.
Le lampade allo xeno avevano in più prezzi fuori mercato, specialmente quelle a flusso continuo. Per questo motivo, furono sostituiti dalla tecnologia laser, che era non solo più facile da usare, ma pure più economica. Nel 1963, Silver morì e Woodland perfezionò da solo la scoperta, sviluppando per Ibm i codici a barre lineari.
Il primo prodotto venduto con il codice a barre fu un pacchetto di gomme da masticare (26 giugno del 1974 in un supermercato a Troy, nell’Ohio), che oggi viene gelosamente conservato al Museo nazionale di Storia americana di Washington. Woodland, nel 1992, è stato insignito dal presidente statunitense George H. W. Bush della medaglia nazionale per la tecnologia.
Una leggenda metropolitana sostiene che i codici a barre lineari applicati sui prodotti commerciabili nel mondo occidentale contengono, in forma cifrata, il numero 666, quello della Bestia. Il numero sarebbe rappresentato da tre barre di divisione, di forma uguale.
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