John DeLorean: la folle vita dell’uomo dell’auto di Ritorno al Futuro

Può un’auto tutto sommato scarsina ricoprire un ruolo importante nell’immaginario popolare? Certamente, quando quest’auto è una DeLorean, altrimenti nota come DMC-12; soprattutto se di mezzo c’è Hollywood. La trilogia di “Ritorno al futuro” ha messo sulla carta geografica degli anni ’80 una vettura che, quando il primo film uscì, apparteneva ad un’azienda già finita in bancarotta. Fu il sogno infranto di John DeLorean.

Chi era John DeLorean?

Un personaggio di primo piano nell’industria automobilistica americana fra gli anni ’60 e ’70. Un discusso imprenditore nella decade successiva, incappato anche in brutte storie giudiziarie, dalle quali tuttavia uscì sempre assolto. (Wikipedia)

Nacque nel 1925 a Detroit da genitori immigrati dall’Europa orientale. Laureato in ingegneria industriale, nei primi anni ’50 si specializzò in ingegneria automobilistica (dopo aver venduto assicurazioni sulla vita, raccontò nell’autobiografia, per migliorare le proprie doti comunicative).

Dopo un breve periodo alla Chrysler, DeLorean lavorò alla Packard, dove progettò un efficiente cambio automatico. Nel 1956 entrò nel gruppo General Motors. Lavorò alla Pontiac, come assistente del capo ingegnere. Nel frattempo studiava da manager all’università del Michigan.

La Pontiac e poi Chevrolet

Nel 1961 diventò capo ingegnere della Pontiac. In questo periodo creò le sue opere migliori. Disegnò infatti la prima “muscle car” della storia, la Pontiac GTO, che ottenne uno straordinario successo commerciale. Promosso a capo del marchio Pontiac, successivamente progettò la Firebird, una rivale della Ford Mustang che creò parecchi problemi all’avversaria di Dearborn. Non contento, disegnò poi anche la Grand Prix, una Thunderbird di fascia bassa, anch’essa premiata dalle vendite.

Questi risultati indussero i capi della General Motors ad affidare a John DeLorean la responsabilità del marchio Chevrolet, che navigava in cattive acque. Era il 1969. Egli riuscì a riportare i conti in ordine e, migliorando la qualità dei prodotti, ricondusse la Chevrolet in corsa nella competizione con la Ford.

Sembrava un’ascesa inarrestabile

Nel 1972 DeLorean arrivò alla carica di vicepresidente della divisione automobili e veicoli commerciali di tutto il gruppo GM. Sembrava un’ascesa inarrestabile. Ma John era un personaggio particolare. Il suo stile di vita era vistoso, amante del glamour e degli eccessi, pieno di frequentazioni hollywodiane, comprese le relazioni con Raquel Welch e Ursula Andress, poi il matrimonio, dopo un divorzio, con un’attricetta di 20 anni più giovane, tra l’altro invitando come testimone di nozze nientemeno che il presidente della Ford, Lee Iacocca: tutto questo non incontrava il favore di chi deteneva il comando alla General Motors.

Nasce la DeLorean Motor Company

I dissidi diventarono sempre più forti col resto del top management, così nel 1973 DeLorean decise di andarsene. Per consolarsi, divorziò ancora e sposò una top model. Decise quindi di tentare l’avventura come imprenditore e nello stesso anno fondò la DeLorean Motor Company.

Arriviamo rapidamente, in un certo senso, alla DMC-12. John aveva in mente fin dall’inizio di produrre una vettura sportiva a due posti. La voleva attraente, sicura, efficiente in termini di consumi (la crisi petrolifera stava picchiando forte) e veloce. La prima parte gli riuscì molto bene, perché ne affidò il disegno a Giorgetto Giugiaro. Sul resto, lasciava a desiderare.

Inoltre le difficoltà iniziali per trovare capitali furono molto forti. DeLorean coinvolse anche i suoi amici dello show-business; fra gli investitori più noti ci furono nomi come Johnny Carson e Sammy Davis Jr. Ma il grosso del denaro arrivò da una fonte pubblica: il governo britannico, che nel 1978 gli concesse un finanziamento di 100 milioni di sterline per aprire una fabbrica in una zona depressa di Belfast, nell’Irlanda del Nord.

Tuttavia i tempi andarono per le lunghe. Solo nel 1981 la produzione vera e propria poté avviarsi. Purtroppo la DeLorean DMC-12 non mantenne le promesse. Nonostante il design suggestivo e le portiere ad ali di gabbiano. La carrozzeria era tutta in acciaio inossidabile, non certo economica e per niente leggera. Il motore non era all’altezza delle aspettative. Si trattava di un 2.8 V6 progettato congiuntamente da Renault, Peugeot e Volvo. Erogava 150 cavalli, non proprio una potenza da panico, nemmeno allora, su una vettura pesante, troppo, sebbene DeLorean si fosse rivolto alla Lotus di Colin Chapman per alleggerirla (aveva un telaio in acciaio derivato dalla Lotus Esprit ed una scocca in vetroresina). Ancora peggio la versione per gli Stati Uniti dove, a causa delle norme anti-inquinamento, la potenza fu diminuita a 132 cavalli. Poi il prezzo: 25.000 dollari, più di una Chevrolet Corvette o di una Porsche 924 Turbo, che avevano ben altre prestazioni. Infine anche l’affidabilità non era delle migliori. Come se non bastasse, gli Stati Uniti si trovavano in piena recessione economica dal 1980.

Tanti debiti e un arresto

Le vendite non arrivavano e i debiti salivano, si parlava di circa 175 milioni di dollari. John DeLorean era sommerso al punto da lasciarsi trascinare in una vicenda molto torbida. Nel 1982 egli venne filmato dall’FBI in un albergo di Los Angeles mentre acquistava un pacchetto di cocaina. Arrestato e processato per traffico di droga, dopo due anni venne assolto perché “incastrato” nell’acquisto della partita di cocaina da agenti governativi.

Anche se libero dai guai giudiziari, John subì il colpo d’immagine definitivo a causa di questa vicenda. Dopo aver prodotto circa 9.000 esemplari della DMC-12, di cui quasi due terzi invenduti, la fabbrica irlandese fu sequestrata dal governo britannico e l’azienda posta in liquidazione. Nel 1985 egli si consolò nuovamente con un altro divorzio e successivo matrimonio.

Come un paracadute che si apre solo dopo l’atterraggio, il successo dei tre film “Ritorno al futuro”, nel 1985 il primo, arrivò troppo tardi. La DeLorean di Marty McFly/Michael J. Fox era così veloce da viaggiare nel tempo. Ma la DMC-12 vera era talmente lenta da avere bisogno di molto tempo per viaggiare. Le sostanziose royalties provenienti dalla produzione cinematografica aiutarono John a galleggiare e fronteggiare le numerose cause legali che gli piovvero addosso a causa dell’insolvenza della compagnia.

Nel 1999 dichiarò personalmente bancarotta. L’anno seguente dovette anche vendere la sua grande tenuta nel New Jersey: l’acquistò Donald Trump per farne un campo da golf.

John DeLorean morì all’età di 80 anni il 19 marzo 2005, in un ospedale del New Jersey, a causa di un ictus. Sulla sua tomba nel cimitero di Troy, in Michigan, c’è la riproduzione di una DMC-12 con le ali di gabbiano aperte.

[Photo free Pixabay]