FreeJourn
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Da quasi due mesi è online FreeJourn, la prima piattaforma di crowdfunding verticale pensata per gli operatori dell’informazione. FreeJourn ha il compito di valorizzare il mondo del giornalismo di approfondimento – ossia tutta quella parte di giornalismo che si occupa di inchieste e reportage – prodotto da reporter freelance e che si basa su un differente rapporto tra giornalisti, editori e lettori. (guarda qui il sito)

Freejourn

FreeJourn: Build the journalism you want to read

Vincitrice del primo bando per l’innovazione nell’editoria promosso da Google, i pregi di FreeJourn si basano soprattutto su alcuni punti fermi: si tratta di una piattaforma su cui giornalisti, editori, lettori e aziende possono iscriversi gratuitamente; offre un sistema dinamico che consente ai giornalisti freelance di usufruire di nuove opportunità economiche, ai lettori di essere parte attiva del processo informativo e alle aziende editoriali di accedere ad un bacino qualificato di idee, storie e profili professionali con cui poi andare ad arricchire i propri prodotti.

FreeJourn è nata da un’idea del dipartimento innovazione del gruppo editoriale News 3.0 e si sostiene grazie ad un sistema di revenue share – significa che la piattaforma trattiene per sé il 10 per cento di quanto viene finanziato su di essa. Tale quota del 10 per cento può però salire fino al 20, nel caso in cui vi siano specifici progetti espressamente commissionati da media partner.

Valorizzare il lavoro dei giornalisti freelance

La necessità di pensare ad una piattaforma come FreeJourn è nata dalla consapevolezza di voler offrire adeguato compenso a figure, come quelle dei giornalisti freelance, che spesso, in Italia, sono poco riconosciute. In uno scenario in cui i budget sono sempre più ristretti, gli uffici si riducono e cresce la deskizzazione del giornalismo, un progetto come FreeJourn diventa vetrina social per tutti i freelance che vogliono usufruirne.

Ogni utente/giornalista ha infatti a disposizione una pagina personale su cui poter caricare portfolio e bio ma anche aggiornamenti e progetti da proporre ai lettori (che potranno sostenerli e finanziarli). Iscriversi è molto semplice: basta cliccare qui e compilare il form.

FreeJourn si pone anche come piattaforma in grado di collegare i freelance di tutto il mondo, che in questo modo possono lavorare su progetti locali o transnazionali, in base alle competenze possedute e alla zona in cui si trovano.

La piattaforma agevola inoltre il contatto con i media tradizionali. Per garantire la qualità e la professionalità degli associati, in seguito all’iscrizione sulla piattaforma, FreeJourn effettua un controllo qualitativo. In fase di registrazione, i freelance devono indicare l’area del mondo in cui si trovano e le proprie competenze: in questo modo agevolano il compito a lettori e partner che effettuano ricerche all’interno del database.

Crowfunding e giornalismo di qualità

Grazie al suo funzionamento basato su un sistema di crowdfunding, FreeJourn riesce a garantire il massimo tasso di successo ai progetti. Tutti i lavori realizzati attraverso il crowdfunding sono pubblicati su FJ magazine, che rappresenta il terzo pilastro della piattaforma e che consente di pubblicare progetti scritti, filmati, audio o di data journalism.

Al termine del progetto realizzato con i fondi raccolti su FreeJourn i freelance si impegnano anche a momenti di confronto con lettori e finanziatori. Grazie ad essi è possibile aumentare il valore informativo del lavoro svolto e promuovere una reale circolarità del sistema.

Progetto #fakefriend

Merita menzione il progetto #fakefriend (cliccate qui per saperne di più). Quanto è importante non essere soli? Quanto conta avere amici o, almeno, poterli esibire? Quanto ci interessa, infine, mostrare di essere richiesti, felici, impegnati? Si muove tra queste domande il reportage fotografico #fakefriend (finti amici) di Niccolò Rastrelli, inconsueto viaggio di un ipotetico turista tra le città più note d’Italia accompagnato da persone… in affitto.

Fake Friend

L’uberizzazione delle amicizie arriva dall’estremo Oriente, dove on demand si prendono soprattutto celebrity e influencer con decine di migliaia di follower con cui scattare selfie da esibire per aumentare il proprio status sociale. È radicata negli States, la patria dell’economia tra peers, che affittano qualsiasi cosa, dalla macchina al paio di jeans. Ed è arrivata anche nell’Europa tradizionalmente meta dei turisti di mezzo mondo alla ricerca di storie, avventure e divertimenti. Da condividere: gratuitamente o meno.

Per vedere gli altri progetti in uscita cliccate qui.

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