Posso usare Spotify per i miei progetti digital
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Gli amanti della musica in streaming conoscono senz’altro il servizio offerto da Spotify, software e app che nel mese di marzo 2017 ha raggiunto quota 50 milioni di abbonati a pagamento (140 milioni di utenti, se si prendono in considerazione anche coloro che utilizzano la versione free del servizio).

Posso usare Spotify per i miei progetti digital

Spotify e il mondo della musica

Questo significa che Spotify, dall’ultima comunicazione del settembre 2016, ha incrementato la propria utenza di ulteriori 10 milioni di abbonati a pagamento, con un boom del 25%. La concorrenza che nel frattempo è saltata fuori – Apple Music su tutti – non sembra dunque aver intaccato minimamente il dominio di Spotify tra i servizi che offrono musica in streaming. Apple Music, infatti, può contare “solo” su 20 milioni di abbonati a pagamento. Quindi: Spotify resta il servizio di streaming più popolare al mondo.

Posso usare Spotify per i miei progetti digital?

Da qualche tempo mi gira nella testa una domanda: posso usare Spotify per i miei progetti digital? Sono un blogger da ormai oltre dieci anni e analizzo quotidianamente il mercato. Mi piace pensare e creare nuovi prodotti, per ampliare la mia capacità di engage sui social network e in generale sul web.

Quindi lo ripeto: posso usare Spotify per i miei progetti digital? Mi sono risposto “sì” già diverse volte, ma voglio provare a esplodere i miei pensieri. Voglio metterli nero su bianco perché possano tornare utili a blogger e influencer. In fondo il web da sempre poggia le fondamenta su una parola chiave: condivisione.

La pubblicità su Spotify

Partiamo dall’inizio: Spotify non è soltanto un servizio per gli amanti della musica. È un’azienda che poggia il suo business non solo sugli abbonamenti, ma anche sulla pubblicità. Questo significa che le aziende/i brand possono creare le proprie campagne pubblicitarie su Spotify e settarle affinché siano in grado di raggiungere il pubblico più adeguato alle loro esigenze commerciali.

Le campagne pubblicitarie su Spotify vengono ottimizzate al meglio attraverso il processo di targeting, ossia un processo che aiuta l’azienda ha raggiungere la tipologia/le tipologie di pubblico che per essa sono più rilevanti.

Attraverso il content targeting, ad esempio, le aziende possono raggiungere la propria audience sfruttando le informazioni su particolari abitudini, mindset oppure gusti. Gli utenti che ascoltano musica in base all’attività o al mood, ad esempio, possono già fornire un’ottima base da cui partire. (qui ulteriori info molto interessanti sul sito ufficiale di Spotify)

Target e Playlist

Le playlist vengono infatti suggerite e costruite in base a queste categorie: allenamento, party, interessi, pendolarità, relax, viaggi, pranzo e cena, atmosfera romantica. Il content targeting può essere impostato anche basandosi sul genere di musica ascoltato e a tal proposito i generi si dividono in: Pop, Indie/Alternative, Hip Hop, Latina.

Targeting demografico

Altro parametro per la costruzione del proprio pubblico è rappresentato dal targeting demografico, molto utile per raggiungere il proprio target di potenziali acquirenti che utilizzano Spotify su smartphone, tablet, pc e altri dispositivi che possono connettersi alla rete e che ne consentono l’uso. All’interno della categoria targeting demografico è racchiusa una serie di parametri tra cui scegliere. Tra questi: età e sesso degli utenti, posizione geografica (rilevata in base all’indirizzo IP), lingua preferita impostata, utilizzo di segmenti specifici.

Raggiungere i propri potenziali acquirenti significa anche essere in grado di sapere nel modo più accurato possibile qual è il momento giusto della giornata per mandare in onda lo spot e su quale piattaforma farlo. A tal proposito è possibile scegliere la fascia oraria per trasmettere lo spot su Spotify e i dispositivi su cui esso sarà visualizzato.

Per quanto riguarda questi ultimi, le possibilità di scelta sono rappresentate dai dispositivi su cui gira l’app mobile (smartphone, tablet…), sul sistema operativo del dispositivo (iOS, Android…) oppure sull’operatore mobile utilizzato dall’utente/acquirente.

Un accenno, infine, al retargeting e alla messaggistica sequenziale. Due sono le possibilità di cui si può usufruire. La prima è il retargeting multi-piattaforma, un sistema che consente di contattare di nuovo gli utenti che in precedenza sono stati coinvolti dallo spot su tutte le piattaforme dell’applicazione Spotify. La seconda è il sequential messaging, ossia un metodo che permette di offrire messaggi sul brand e sul prodotto in una forma assai più estesa.

Spotify e gli influencer

I blogger e gli influencer sanno bene che per creare un progetto digital di successo sono fondamentali 3 fattori:

  1. Avere un messaggio chiaro e definito da comunicare al proprio pubblico. Puntare su un concetto base e costruire attorno tutto il progetto. Concentrarsi su un’idea senza perdere mai di vista l’obiettivo.
  2. Avere una storia da raccontare. Possiamo conquistare gli utenti, il pubblico, le persone che popolano i social network solo grazie a una bella storia. Una storia accompagnata dal messaggio che vogliamo comunicare. Senza che quest’ultimo sia troppo invasivo.
  3. Decidere con precisione il pubblico da raggiungere. Ogni prodotto ha il proprio target di riferimento. Sparare nel mucchio come fanno gli spot televisivi è assolutamente inutile su internet. Piccolo esempio: parlare di una bicicletta ai patiti di automobili non sarà mai utile. E potrebbe, anzi, risultare controproducente.

E qui iniziamo a parlare della vera protagonista di questo post: la musica. Si tratta di un elemento fondamentale nella comunicazione. A volte pensiamo che la musica sia utile solo ad “accompagnare” un progetto, un video, un messaggio. Dobbiamo fare un passo avanti e capire che la musica non è la “compagna” di un contenuto. È essa stessa un contenuto.

Il contenuto di qualità vince sempre

E il contenuto di qualità vince sempre. Se è un buon contenuto sarà condiviso, consigliato, sarà reso popolare. Da chi? Dagli utenti stessi, in modo virale. Ma assolutamente naturale.

Dato che sto parlando di Spotify mi sembra giusto concentrarmi sulle playlist. Non sono solo una sequenza di canzoni. Possono essere una storia, un percorso da fare insieme all’ascoltatore. Che può correre con la nostra playlist nelle orecchie. Può fare un lungo viaggio in auto con la musica adatta al panorama che lo circonda. Può organizzare una cena a tema con la musica perfetta.

Abbiamo 2 strategie molto semplici:

  1. Attingere dal patrimonio di playlist di Spotify e condividere sui social quella più adatta alla nostra esigenza.
  2. Creare la nostra playlist con l’aiuto di Spotify e partire da questa per generare interesse verso il nostro progetto (e quindi contattare Spotify: primo passo fondamentale per poter realizzare un progetto che preveda l’utilizzo di contenuti della piattaforma. Così si fa con Facebook, Twitter e tutti gli altri. Così va fatto anche in questo caso).

Poi c’è una terza strategia, a mio avviso coraggiosa. Ma sicuramente vincente: il coinvolgimento degli utenti.

Coinvolgimento del nostro target

Sto parlando di creare una playlist insieme alle persone che quotidianamente utilizzano Spotify. Spostare l’obiettivo dall’influencer di turno (magari tu, che adesso stai leggendo questo post) alle persone. In questo modo progetto e utenti si fonderebbero insieme in qualcosa di unico. Qualcosa che poggia le fondamentale sulle scelte stesse degli utenti sarà per forza vincente. Avrà un valore dirompente. Possiamo pensare il contrario?

Fate un ultimo sforzo e immaginate come fruite della musica giornalmente. Se siete felici volete cantare una canzone che vi regala gioia. Quando siete tristi volete ascoltare dieci volte di seguito quella canzone che vi fa piangere. Quando vi state allenamento scegliete la canzone che vi carica. Siamo costantemente alla ricerca della colonna sonora della nostra vita. La creazione di un progetto attorno alle esigenze dell’utente finale è il primo passo verso il successo. Ma ricordate: facile a dirsi, difficile a farsi. Non solo su Spotify. Ora tocca a voi. Fatemi sapere.

p.s.
Grazie di cuore a Barbara Vellucci per l’aiuto nella stesura del post

[Photo free by Pixabay]